la piscina di siloe

DATE VOI STESSI DA MANGIARE
A Giovanni ed Elisa.
Il Pane di cui vi nutrirete è il Pane della Carità,
nello Spirito siate sposi della Carità
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.
Così abbiamo ripetuto con il salmo responsoriale 144 dopo aver ascoltato la prima lettura tratta dal profeta Isaia che invitava tutti ad un banchetto, a bere gli assetati, a mangiare vino e latte. Tutto gratuitamente, senza denaro, senza pagare.
Il profeta Isaia ci ha posti dinanzi ad un banchetto, succulente e preparato con cibi buoni ma, come bambini spesso spendiamo soldi per ciò che non è pane, spendiamo denaro per ciò che non sazia, ci affatichiamo per cose effimere. Lo sappiamo bene tutti come spesso i figli, quando sono piccoli, preferiscono a quanto ha preparato la mamma cibi che non saziano e a volte fanno anche male.
Ecco perché il profeta Isaia continua così:
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone, gusterete cibi succulenti.
Mangiare cose buone e cibi succulenti allora dipende da un ascolto attento, fiducioso in colui che parla.Una prima domanda che ci portiamo tutti a casa per riflettere e lasciarci inquietare dalla Parola che abbiamo ascoltato: Davvero desideriamo nutrirci con cibi buoni, desideriamo acqua che disseta?
Questa Assemblea lo desidera perché si è posta dinanzi alla Parola di Dio, desideriamo porgere il nostro orecchio al Signore, ascoltare e vivere. Sicuramente questo desiderio è ciò che ha unito Giovanni ed Elisa in questi 25 anni di vita sponsale: hanno riempito la tavola della famiglia di cibi buoni, succulenti, capaci di dare vita. Possiamo confermarlo gli amici ma soprattutto i figli, i genitori, la tua mamma Elisa dinanzi al padre buono, i vostri fratelli e sorelle. Si tra tante pubblicità che invitano ad altri banchetti mondani e spesso anche attraenti, voi vi siete sforzati e vi sforzate di mantenere l’orecchio ben teso alla Parola del Signore.
E nel vangelo che abbiamo ascoltato ci troviamo dinanzi a due banchetti.
Il primo, quello dove per il capriccio di una ballerina vanitosa, l’odio di una donna diabolica, e la corruzione di un re indeciso trova la morte Giovanni Battista. Un banchetto che non dà vita ma che procura morte in una festa apparente, fatta con cibi e vino che ubriacano e non lasciano spazio alla riflessione, alla ricerca del bello, del vero, del bene.
Gesù fugge da questo banchetto, desidera ritirarsi nel deserto, riflettere stando in disparte, su una barca e insieme con lui la folla, a piedi da ogni città.
Siamo noi, oggi, la folla che segue Gesù, qui in disparte, in questo luogo deserto che è la barca, la Chiesa, e qui desideriamo ascoltare Gesù, la sua parola, nutrirci con vino e latte e dissetarci alla fonte di acqua zampillante.
Gesù sta preparando un nuovo banchetto. In che modo?
Gesù prima di parlare, annota l’evangelista Matteo, ha compassione per quella folla. La compassione è il desiderio che solo una mamma può comprendere bene: è il desiderio del bene e del bello di una mamma per il proprio figlio. È un desiderio viscerale, che nasce dal suo essere mamma, dalle sue stesse viscere insieme alla sua piccola creatura. Un desiderio che la accompagnerà per tutta la vita. Così la compassione per la folla ha accompagnato Gesù per tutta la sua vita.
E Gesù ha compassione della folla, guarisce i loro malati.
Testimoni i discepoli. Ma come spesso avviene nel Vangelo i discepoli non comprendono, hanno bisogno di tempo, oserei dire non hanno ancora la stessa compassione di Gesù per la folla.
Infatti è sopraggiunta la sera, il luogo è deserto ed allora suggeriscono a Gesù di congedare la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare.
Ecco il nuovo banchetto, quello che Gesù sta preparando: Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare.
Gesù non invita ad andare dal Signore, come abbiamo ascoltato dal profeta Isaia nella prima lettura ma desidera che i discepoli stessi diventino cibo, abbiamo un po’ di compassione per la folla, spendano la loro vita per il bene della folla.
A te Giovanni ed Elisa, ad ogni famiglia presente e a ciascuno di noi oggi Gesù dice: diventate cibo, abbiate compassione per la folla, per i poveri, per i migranti, per gli sfiduciati, per quanti piangono. Sì, desideriamo essere cibo ma non abbiamo che cinque pani e due pesci! Poca cosa dinanzi ad una folla, poca cosa quello che abbiamo per un mondo seduto al banchetto con cibi ed acqua che portano alla morte.
Ma questo poco Gesù desidera da ciascuno di noi.
Oggi Gesù chiede di portare a lui i nostri cinque pani e i due pesci che abbiamo preso dalla folla. Sono pochi ma è necessario condividere con Gesù quanto abbiamo se desideriamo mangiare cibi succulenti e bere acqua che disseta, se desideriamo essere compassionevoli, sfamare la sfolla, prenderci cura del nostro mondo, della nostra società.
Giovanni ed Elisa portate sempre a Gesù i vostri pochi pani e pesci. Tutti noi portiamo sempre a Gesù il poco che abbiamo.
È il banchetto che stiamo vivendo, è l’Eucaristia alla quale stiamo partecipando portando ciascuno di noi quel poco che possiede, anche il niente perché diventi abbondanza nelle mani di Gesù, perché sia lui a spezzarli, a ridonarceli per sfamare la folla.
Condividiamo con Gesù per sfamare la folla ma accorgiamo della sera e di quanti hanno fame per correre da Gesù, proprio come hanno fatto i discepoli.
Giovanni ed Elisa guardate sempre ai poveri e alle diverse povertà che la vita, per il tramite del vostro lavoro vi presenta. Tutti noi guardiamo ai poveri e alle diverse povertà ma allo scoraggiamento e al pensare che niente può cambiare sostituiamo un andare da Gesù e portare quello che abbiamo: cinque pani e due pesci. Sia lui a benedire, sia lui ad alzare gli occhi al cielo, a spezzare i pani e a renderci sfamatori della folla.
Carissimi è quello che stiamo vivendo in questo momento: è l’Eucaristia, il banchetto della compassione e della condivisione, è l’erba verde alla quale siamo tutti seduti e a te, don Francesco presentiamo quei pochi pani e pochi pesci perché tu possa, come sacerdote, alzare gli occhi al cielo, benedire quei pani, ridonarceli perché possiamo saziare tutti.
Il Pane che mangeremo, Gesù Eucaristia ci renda tutti capaci di andare incontro all’uomo e portarlo a Cristo, almeno con la nostra preghiera, ci renda compassionevoli, capaci di vera condivisione.
Il Pane di cui ci nutriremo è il Pane della Carità,
ci renda tutti uomini e donne di Carità.
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande
su tutte le creature. R.
Gli occhi di tutti
a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente. R.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.
- XVIII T.O. DATE VOI STESSI DA MANGIARE [ANNO A]

- XII T.O. NON ABBIATE PAURA [ANNO A]

- VI DOMENICA PASQUA. NON VI LASCERO’ ORFANI. [ANNO A]

- IV DOMENICA PASQUA [ANNO A]

- V DOMENICA T.O. [ANNO A]

- IV DOMENICA T.O. [ANNO A]

- I AVVENTO IL GIORNO È VICINO [ANNO A]

- XXIII T.O. NON PUO’ ESSERE MIO DISCEPOLO [ANNO C]

- XXII T.O. UNA CASA PER IL POVERO, HAI PREPARATO [ANNO C]

- XXI T.O. SFORZATEVI DI ENTRARE PER LA PORTA STRETTA [ANNO C]

Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
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