la piscina di siloe

QUESTI È IL FIGLIO MIO, L’AMATO. ASCOLTATELO!
Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul Monte santo. Così scrive Pietro nella sua seconda lettera.
Anche noi, oggi, con Pietro, Giovanni e Giacomo saliamo sul monte a pregare ma facciamo tacere le nostre parole, oserei dire anche chiudiamo le nostre orecchie, per lasciare aperti solo gli occhi e vedere Cristo pregare e mentre prega il suo volto cambiare d’aspetto e la sua veste diventare candida e sfolgorante.
Portiamoci dinanzi ad una croce, alla nostra croce, e facciamo esperienza con Pietro di un sonno che ci opprime, di una oscurità che non comprendiamo, nonostante la presenza di Mosé e di Elia.
Siamo ancora terreni, attaccati al mondo, nonostante anche Mosé ed Elia ci mostrano il cielo, l’eternità, la vita piena quando li sentiamo parlare dell’esodo di Gesù che avrà compimento a Gerusalemme. E, così, mentre Mosè ed Elia attendono in cielo, separandosi da Gesù, il compiersi dell’esodo di Gesù stesso a Gerusalemme, noi ci fermiamo a quell’istante, a quel momento e, con Pietro, costruiamo tre capanne, una per Mosé, una Elia e una per Gesù mentre esclamiamo: Maestro, è bello per noi essere qui.
Lasciamoci, invece, avvolgere dalla nube!
Lasciamoci coprire dalla sua ombra!
Lasciamoci riempire del dono dello Spirito!
Lasciamo che le nostre orecchie ascoltino: Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
È il tempo dell’ascolto che trasfigurerà il nostro cuore e la nostra mente così che i nostri occhi adesso possono vedere e comprendere il Vangelo al quale volgere la nostra attenzione, perché esso brilli in quell’oscurità, sonno, torpore che invade la nostra vita finché non spunti per noi il giorno, la vita piena.
Vivere l’esperienza del Tabor, vivere l’esperienza della preghiera sul monte Tabor di Gesù e con Gesù è lasciarsi trasfigurare dall’ascolto della Parola mentre i nostri monti, le nostre certezze, la nostra stessa sapienza fondono come cera davanti al Signore, l’altissimo su tutta la terra e al quale donare il nostro cuore, tutta la nostra vita.
Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul Monte santo. Così scrive Pietro nella sua seconda lettera.
Anche noi, oggi, con Pietro, Giovanni e Giacomo saliamo sul monte a pregare ma facciamo tacere le nostre parole, oserei dire anche chiudiamo le nostre orecchie, per lasciare aperti solo gli occhi e vedere Cristo pregare e mentre prega il suo volto cambiare d’aspetto e la sua veste diventare candida e sfolgorante.
Portiamoci dinanzi ad una croce, alla nostra croce, e facciamo esperienza con Pietro di un sonno che ci opprime, di una oscurità che non comprendiamo, nonostante la presenza di Mosé e di Elia.
Siamo ancora terreni, attaccati al mondo, nonostante anche Mosé ed Elia ci mostrano il cielo, l’eternità, la vita piena quando li sentiamo parlare dell’esodo di Gesù che avrà compimento a Gerusalemme. E, così, mentre Mosè ed Elia attendono in cielo, separandosi da Gesù, il compiersi dell’esodo di Gesù stesso a Gerusalemme, noi ci fermiamo a quell’istante, a quel momento e, con Pietro, costruiamo tre capanne, una per Mosé, una Elia e una per Gesù mentre esclamiamo: Maestro, è bello per noi essere qui.
Lasciamoci, invece, avvolgere dalla nube!
Lasciamoci coprire dalla sua ombra!
Lasciamoci riempire del dono dello Spirito!
Lasciamo che le nostre orecchie ascoltino:
Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
È il tempo dell’ascolto che trasfigurerà il nostro cuore e la nostra mente così che i nostri occhi adesso possono vedere e comprendere il Vangelo al quale volgere la nostra attenzione, perché esso brilli in quell’oscurità, sonno, torpore che invade la nostra vita finché non spunti per noi il giorno, la vita piena.
Vivere l’esperienza del Tabor, vivere l’esperienza della preghiera sul monte Tabor di Gesù e con Gesù è lasciarsi trasfigurare dall’ascolto della Parola mentre i nostri monti, le nostre certezze, la nostra stessa sapienza fondono come cera davanti al Signore, l’altissimo su tutta la terra e al quale donare il nostro cuore, tutta la nostra vita.
Il Signore regna:
esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto
sostengono il suo trono.
I monti fondono
come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria.
Perché tu, Signore,
sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi.
- I AVVENTO IL GIORNO È VICINO [ANNO A]

- XXIII T.O. NON PUO’ ESSERE MIO DISCEPOLO [ANNO C]

- XXII T.O. UNA CASA PER IL POVERO, HAI PREPARATO [ANNO C]

- XXI T.O. SFORZATEVI DI ENTRARE PER LA PORTA STRETTA [ANNO C]

- TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE [ANNO C]

- XVIII T.O. SE SIETE RISORTI CON CRISTO! [ANNO C]

- XVII T.O. PADRE NOSTRO. TUTTI FRATELLI! [ANNO C]

- XVI T.O. LA PARTE MIGLIORE [ANNO C]

- XV T.O. CHI È IL MIO PROSSIMO [ANNO C]

- CORPUS DOMINI [ANNO C]

Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Sito creato da Gandolfo Sausa, diacono.