la piscina di siloe
marta, marta, una cosa sola È importante e maria l’ha scelta.

Beati coloro che custodiscono la Parola di Dio 
con cuore integro e buono 
e producono frutto con perseveranza.

Come custodire la Parola di Dio se la stessa parola non ci raggiunge? 

La Parola desidera raggiungere tutti e ciò lo desidera da sempre, dal giorno stesso della creazione.

Le letture di oggi ci pongono dinanzi alla Parola che si fa cammino ed incontra Abramo alle Querce di Mamre e Marta e Maria in un villaggio.

La Parola si fa ospite e chiede di abitare la tenda di Abramo e ancora chiede di abitare la casa delle due donne.

Entra la Parola e si fa dono: ad Abramo, a Marta e Maria.

Ad Abramo dona l’eredità, il figlio. A Maria dona l’ascolto della Parola stessa.

Sara la moglie di Abramo e Marta la sorella di Maria sono affaccendate nel preparare qualcosa per la Parola: Sara per i tre Angeli, Marta per Gesù.

Ed ecco invece Abramo e Maria.

Mentre Abramo si affatica anche lui a preparare ed offrire un sacrificio con panna e latte fresco insieme al vitello che i tre angeli mangiano, Maria è seduta ai piedi del Signore, ascolta la sua Parola, possiamo dire che non le importa niente dei molti servizi di Marta. Maria entra con rispetto e intimità in relazione con Gesù, si fa sua discepola, siede ai suoi piedi e solleva gli occhi per ascoltare con diligenza la Parola del Maestro. Maria fa silenzio perché desidera ritenere nella sua memoria solo la Parola ascoltata e ruminata nel suo pensiero. 

Dinanzi a Maria Gesù che, mentre dona la Parola è quasi disturbato dalle faccende, pur se belle e con buone intenzioni, di Marta e dalla sua richiesta, forse legittima:  Signore, non ti importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille, dunque, che mi aiuti. 

Ed ecco, la Parola si fa dono anche a Marta. Gesù si fa Parola tagliente per Marta. Anche a Marta una parola: Marta Marta (il nome ripetuto due volte indica l’importanza di ciò che Gesù sta per dire) tu ti affanni e agiti per molte cose, ma di una sola cosa c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta. 

Qual è la parte migliore? Maria si fa discepola, sta seduta ad ascoltare. L’evangelista Luca precisa: Maria seduta ai piedi del Signore ascoltava la sua parola.

Non si tratta come spesso è stato detto della presentazione da parte di Gesù della vita attiva e della vita contemplativa esaltando quest’ultima. Che povertà in questa interpretazione! Marta e Maria, come Abramo e Sara, sono due facce della medesima realtà, della medesima persona, presente in ogni uomo, donna, bambino o anziano.

Ascolto e servizio, intimità con lo sposo e relazione con l’umanità, preghiera ed azione sono dimensioni della vita interiore, del nostro rapportarci con il Signore e con il fratello.

Impariamo dalla casa di Marta e Maria l’arte dell’ascolto e l’arte del servizio!

Impariamo dalla casa di Marta e Maria come la Parola Gesù si fa dono a tutti: si fa dono a Maria e si fa dono anche a Marta!

Accogliere Gesù nella vita è innanzitutto dare priorità alla sua Parola ai suoi insegnamenti. Accogliere Gesù nella vita è fondare la propria vita sul Vangelo e non cercare nel Vangelo la ragione della propria vita o del proprio lavoro, fosse anche un servizio religioso, un ministero, fosse anche la salvezza dell’uomo o del pianeta terra. 

Penso davvero che Marta e Maria sono due realtà presenti nella Chiesa, ma che oggi, forse, abbiamo messo da parte Maria in nome di un servizio al povero che, a guardare bene, è servizio solo al nostro egoismo e alla nostra presunzione.

Stare come Maria seduta ai piedi ad ascoltare Gesù, la Parola, colui che cammina.   Ad ascoltare la Parola che, mentre è accolta, si fa dono, si fa vita nel grembo di Sara e si fa cibo per Maria e, meraviglia sorprendente e sconcertante, nel cenacolo si fa ancora dono, servo, si abbassa e lava i piedi dell’uomo.

Donaci, Signore quest’apertura del cuore che è ascolto attento della Parola che si fa servizio all’uomo. 

Donaci, Signore quest’apertura del cuore che è ascolto attento della Parola che è intimità con il Signore che si fa dono all’umanità, ai piccoli, ai poveri, non con intelligenza (così come un giorno ho ascoltato dalla voce di un vescovo), ma sapendo di dover perdere tutto per riaverlo in dono e come dono nella vita eterna, in paradiso.

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