la piscina di siloe
DATE VOI STESSI DA MANGIARE!

Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare».

Ai dodici preoccupati della folla che aveva ascoltato Gesù parlare del regno e assistere alla guarigione di quanti avevano bisogno di cure, Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». I dodici sono preoccupati, si accorgono che il giorno declina ed allora è necessario congedare la folla perché ciascuno vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni per alloggiare e trovare cibo. Qui siamo in una zona deserta, così affermano i dodici. 

Dai dodici impariamo che è facile accorgersi del bisogno dell’altro, del bisogno di cibo e di alloggio della folla e, come i dodici, spesso ci laviamo le mani, congediamo, allontaniamo perché siamo in una zona deserta, siamo il deserto.

Di fronte a questo modo di ragionare Gesù contrappone la condivisione di quei cinque pani e due pesci, la condivisione nel diventare piccola comunità, seduti l’uno accanto all’altro.

«Voi stessi date loro da mangiare». Gesù è contento che i dodici si accorgono del bisogno dell’altro, della folla (tutti siamo capaci di fare questo e di tutti Gesù è contento) ma Gesù chiede ai dodici, chiede a ciascuno, chiede alla Chiesa, alla sua Chiesa, di diventare Pane, alloggio per quella folla che ha fame e che vede il giorno declinarsi.

Diventare Pane Eucaristico, Pane che non solo sfama ma nutre perchè accoglie e si fa alloggio!

Donaci Signore la pazienza nel diventare Pane Eucaristico, donaci o Signore l’umiltà per lasciarci trasformare in Pane Eucaristico.

Perchè c’è un lungo cammino da fare per diventare pane, così scrive Ermes Ronchi: Prima il chicco chiuso nel nero della terra, nel freddo della zolla, poi la spinta del germoglio, poi due foglioline e magari la neve, poi lo stelo, poi su, salire ancora, e la spiga; poi la falce e uno dice basta, ci siamo; invece no, la trebbiatura, poi la macina del mulino che tritura, poi le mani che impastano, e il lievito che si infila, poi il fuoco rovente, e le mani che spezzano, poi i denti che masticano e quel pane diventa linfa vitale che prende parte al nostro corpo esattamente come Gesù.

Diventare Pane Eucaristico, diventare alloggio, così come il Sacerdote Melchìsedek, re di Salem, che offre pane e vino ad Abramo e, in quel Pane e in quel vino, vi è la benedizione dal Dio Altissimo, creatore del cielo e della terra, che ha messo i nemici di Abramo nelle sue mani.

Diventare Pane Eucaristico, alloggio è prendere coscienza dell’essere sacerdoti con Cristo, in Cristo e per Cristo nella potenza dello Spirito Santo. Gesù chiede ai suoi di far sedere la folla, tutti a gruppi di cinquanta… piccoli gruppi per uscire dalla folla, dall’anonimato e dalla indifferenza ed accorgersi dell’altro, entrare in dialogo con l’altro. Tutta la folla è chiamata da Gesù, nessuno escluso… buoni o cattivi, sapienti o ignoranti, santi o peccatori, donne o uomini, vecchi o bambini e per tutti Gesù  prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Ai discepoli distribuire i pani, i pesci, sedere accanto e nei piccoli gruppi costituiti. 

Pane Eucaristico ed alloggio: tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Quel Pane Eucaristico è Gesù che nella notte del tradimento si lascia spezzare perché Corpo e Sangue che è per voi, da mangiare e bere finché egli venga.

Come Gesù e in Gesù Capo, origine, siamo chiamati ad essere Corpo e Sangue, membra dell’unico Corpo, quello della Notte del Tradimento per obbedire al comando di Gesù: date voi stessi da mangiare!

Nella solennità di oggi la Chiesa pone davanti a ciascuno un cammino, faticoso ma necessario per essere Corpo dell’unico Corpo che nutre e sfama: offrire se stessi insieme a Cristo nella notte del Tradimento, non lasciarlo solo, ancora una volta chiedendo addirittura di congedare la folla perché vada a trovare altrove alloggio e pane.

La solennità del Corpus Domini è allora solennità dell’Eucaristia, dell’ascolto della Parola e dell’essere tutti trasformati, perché folla, in comunità che mentre si lascia nutrire e trova riparo in quel calice alzato, si fa cibo, pane ed alloggio per tutti, per la folla!

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