la piscina di siloe
GAUDETE!

Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto: rallegratevi. Il Signore è vicino! (Cf. Fil 4,4.5)

La mia anima esulta nel Dio vivente, così cantiamo con il Salmo le parole di Maria, come risposta alla gioia annunciata dal profeta Isaia, nella prima lettura.

L’apostolo Paolo, nella seconda lettura, ci esorta ancora a stare sempre lieti e a rendere in Gesù Cristo grazie al Signore.

Gioia, stare lieti, rendere grazie al Signore perché lo Spirito del Signore è su di me, è su di noi, ci ha consacrato con l’unzione dello Spirito: apparteniamo al Signore, siamo sua proprietà.

Quanta tristezza accorgersi, oggi, che la gioia dell’avvento è data dal consumismo, dalla luce dei grandi centri commerciali, dall’acquisto di gioielli di ogni genere di valore. Una gioia apparente, superficiale, che porta solo tristezza.

Come chiesa, come cristiani cerchiamo la gioia vera, autentica, sforziamoci di gioire della gioia vera.

Siamo consacrati al Signore e quindi di rivestiti delle vesti della salvezza.

Siamo mandati a portare l’annuncio ai poveri e quindi avvolti con il manto della giustizia.

Siamo chiamati a fasciare le piaghe dei cuori spezzati e quindi come sposa adorni di veri gioielli.

L’apostolo Paolo ci esorta: astenetevi da ogni specie di male.

Sforziamoci di essere terreno buono, con un buon concime. Terreno vangato dove ogni erba infestante è tolta. Terreno appianato, grembo che accoglie, che produce i suoi germogli, giardino che fa germogliare i suoi semi.

Terreno, grembo, perché il Signore ancora oggi possa entrare nel mondo, essere la Parola che crea, rinnova, dà vita.

Imitiamo Giovanni Battista ed occupiamo lo stesso posto, al di là del Giordano. Il luogo che segna l’entrata nella terra di Canaan per il popolo di Dio alla fine del loro cammino nel deserto verso la terra promessa. Al di là del Giordano, il luogo in cui Mosè il grande condottiere, cede il suo posto a Giosuè.

Giovanni Battista come Mosè, Giosuè come Gesù.

Il Battista gioisce e con lui nella terza domenica del tempo di avvento, la domenica della gioia anche noi gioiamo perché Il Natale è vicino. É giunto il tempo di metterci da parte, come Mosè, come Giovanni Battista e lasciare il posto a Gesù. Non siamo noi il centro della realtà, c’è qualcuno a cui vale la pena dare spazio. Con Giovanni e insieme a Giovanni il Battista diamo spazio a Gesù che viene. Questo spazio nuovo, reso nuovo da Gesù, segna la fine della nostra solitudine e di ogni nostra inquietudine perché inizio e compimento della vera gioia.

Come Giovanni Battista impariamo a riconoscere ciò che veramente il battesimo ci ha costituiti: Tempio dello Spirito, Corpo del Cristo, Figli del Padre.

Come Giovanni impariamo dai nostri “no” ciò che veramente siamo: non sono il Cristo, non sono il Salvatore, non sono il liberatore per dire il nostro sì e lasciare il posto all’Altro, a Colui che conta davvero: “in mezzo a voi sta uno”.

Così don Marco Pozza scrive in modo veramente bello: il Battista, delle quattro operazioni della matematica, ama la sottrazione, vivere, per lui è abitare la penombra, essere la vigilia dell’amico, preparargli la strada e poi mettersi sul ciglio, facendosi da parte. Conta chi resta il resto non conta […] Lui, il Battista, è venuto al mondo per insegnare a declinare i verbi della vigilia, la sua specializzazione: preparare, asfaltare, spianare, avvisare, cucinare, ordinare, ideare, aiutare. I verbi che, domattina, lasceranno il posto a quelli della festa: sedersi, mangiare, gustare, bere ascoltare, stringersi la mano.

Giovanni Battista è voce e ci esorta ad essere voce.

La voce non aggiunge niente alla Parola, canta la Parola, lascia la Parola così come è generata da sempre dal Padre e dallo Spirito per mezzo del quale giunge fino a noi.

Essere voce e non portavoce. Spesso diventiamo portavoce e pensiamo di spiegare la parola aggiungendo parole sproporzionate, non autentiche. E così finiamo col mettere a tacere la Parola, a sostituirci ad essa, ad adombrarla! Altro che cedere il posto… occupiamo tutti i posti (post). Posti o post ricchi di ogni nostro evento, di ogni nostra parola, di ogni nostra foto. Posti e post che dicono: io sono questo, io ho fatto questo, io e il mio gruppo, io e la mia comunità…

Basta a tutto questo. L’uomo ha bisogno solo della Parola… sforziamoci come Chiesa ad essere solo voce che grida nel deserto. Lasciamo che la Parola raggiunga nel silenzio dell’unica voce il cuore dell’uomo e prima ancora il cuore stesso della Chiesa tutta.

Sforziamoci a cedere il posto al Cristo che viene, al vero liberatore, a colui che solo può donare gioia.

Essere voce, solo voce che grida nel deserto.

Degno di fede è colui che vi chiama, colui che chiama ciascuno: egli farà tutto questo!

HTML Snippets Powered By : XYZScripts.com