la piscina di siloe
parola e mensa

Lascia la Parola per la mensa, lascia l’essere voce per servire la Parola nel suo essere carne!

Oggi, le nostre orecchie ascoltano il gloria degli Angeli.
Oggi, i nostri occhi vedono i cieli squarciarsi e il Verbo eterno farsi Carne.
Oggi, insieme ai pastori andiamo alla mangiatoia e vediamo il Bambino Gesù avvolto in fasce.
Sì, viviamo oggi il Natale del Signore.
La Chiesa ci fa dono di prolungare le meraviglie del Verbo che si fa carne, del Natale del Signore, in un unico grande giorno la cui durata è di otto giorni: viviamo l’ottava di Natale, sacramento di quell’ottavo giorno che ci vedrà tutti cittadini del cielo, abitanti della Gerusalemme Celeste.
E in questo grande ed unico giorno di Natale la chiesa contempla e scruta il mistero del Verbo fatto carne nella triplice testimonianza di Santo Stefano oggi, di San Giovanni Evangelista domani e dei Santi Innocenti il 28 dicembre.
Una triplice testimonianza che è non solo triplice manifestazione del Bambino Gesù posto dinanzi ai nostri occhi ma anche triplice accoglienza di quella manifestazione che a noi viene dalla grotta di Betlemme: il dono del martirio, il dono della parola, il dono della carità!
Siamo allora invitati ed esortati a non fermare la nostra attenzione su Santo Stefano, su San Giovanni evangelista, sui Santi Innocenti ma a guardare con loro e nella loro vita il bambino Gesù che viene a noi.
Scopriremo ben presto che quel Volto cerato ed ingenuo che tanto ci emoziona non gli appartiene. Il suo vero volto, il volto vero del Bambino è quello trasfigurato della Croce, unico suo trono a cui la Mangiatoia-Altare rimanda, è quello trasfigurato del Monte Tabor: il monte della trasfigurazione.
Chiedete e chiediamo a Stefano: quale volto di Gesù, del verbo fatto carne hai guardato ed hai imitato quando hai testimoniato il Cristo, il crocifisso e risorto dinanzi alla Sinagoga?
Chiedete e chiediamo a Stefano: quale volto di Gesù del verbo fatto carne hai guardato quando, mentre morivi, pronunciavi le stesse parole di quel Cristo morente sulla croce?
La chiesa ci fa dono di celebrare nel primo giorno dell’ottava di Natale Santo Stefano martire perché in lui è manifesta ancora una volta la Croce di Cristo, il suo sacrificio innocente ma anche perché in lui accogliamo il dono del martirio: Santo Stefano si è lasciato plasmare, immergere nella comunione con il Cristo al punto di morire a causa sua.
Sì Gesù è nato per noi, Gesù è nato per Stefano.
Stefano è morto per Gesù.
E noi?
Il bambino Gesù che il Padre ci dona con generosità e che Maria la tutta bella ci indica chiede a noi di seguirlo nel nostro cammino quotidiano fino al Monte Tabor passando per la croce.
Santo Stefano sa che la salvezza è racchiusa in una sequela perseverante, una sequela capace di rendere testimonianza del volto trasfigurato del Bambino, fino alla fine, fino ad abbracciare il crocifisso e trovare nella croce quella forza, quella roccia da cui scaturisce acqua e sangue.
Santo Stefano ha fatto esperienza di quanto Gesù ha detto ai suoi discepoli e che abbiamo ascoltato nel Vangelo di Matteo: vi consegneranno ai tribunali, vi flagelleranno nelle loro sinagoghe, sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza del Vangelo ed allora non preoccupatevi di ciò che direte perché sarà lo Spirito che vi donerà ciò che dovete pronunciare.
La Chiesa ci fa dono di celebrare nel primo giorno dell’ottava di Natale Santo Stefano perché in lui non solo è ancora manifesta l’unica Parola del Padre, il suo amore misericordioso, infinito, che tutto può ma anche perché in lui e con lui impariamo ad accogliere lo Spirito, lo Spirito buono che ha fatto dire a Gesù morente sulla croce: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno.
Santo Stefano ha accolto lo Spirito e ne è prova il fatto che morendo ha pronunciato la stessa Parola, perché accolta, del Crocifisso: Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno.

E noi? Abbiamo accolto lo Spirito buono che il bambino Gesù ci dona? Pronunciamo nel nostro quotidiano quell’unica parola piena di misericordia e di amore?
Infine, manifestazione della carità ed accoglienza della carità nella testimonianza di santo Stefano. Quale grande carità in Santo Stefano. Lui, altro Cristo, manifesta Cristo perché muore fuori della città e mentre piega le ginocchia chiede perdono per coloro che lo lapidavano. Perfetta testimonianza della carità divina.
E in lui, grande accoglienza della carità che si fa dono.
Scelto per pensare alle mense e così lasciare tempo agli apostoli di dedicarsi alla Parola!
Lascia la Parola per la mensa, lascia l’essere voce per servire la Parola nel suo essere carne!

Signore Dio,
mentre ci attardiamo a contemplare
il volto del Bambino Gesù,
ricolmaci di Spirito Santo
perché
sappiamo morire
per colui che è nato per noi,
sappiamo accogliere l’ultima parola
di colui che è nato per noi
e sappiamo amare e sedere tra i poveri
di colui che è nato per noi.
Amen.

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