la piscina di siloe
GUARDA IN CIELO E CONTA LE STELLE

«Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza»

Questa parola ascoltata e rivolta tanto tempo fa ad Abramo, oggi, la sento particolarmente ricolta alla Chiesa, alla Chiesa antica, anziana come Abramo, per tanti aspetti stanca, vecchia e, forse, anche prima di alcuna speranza.

Questa parola la sento rivolta alla Chiesa d’Europa, alla Chiesa d’Italia, alla Chiesa che ha perso la grammatica della profezia e, come Abramo, dice al Signore: Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco.

Sono tanti, forse sono davvero tanti, anche tra gli uomini di Chiesa che occupano posti di prestigio e siedono su cattedre e alzano braccia al cielo nelle liturgie solenni, a dire (quando ogni sipario è chiuso): è finito il tempo della Chiesa, scomparirà per non dire morirà il Cristianesimo in Europa, in Italia…, aggiungendo: basta contare quanti siamo. Questi hanno dimenticato che il Cristo risorto ha affidato la missione solo ad undici uomini, pescatori e per tanti aspetti anche ignoranti di scritture e di profezie ma pieni di amore verso quel Maestro che ogni giorno imparavano a conoscere, cercavano di capire. Dicevo undici, un numero imperfetto, perché quel dodicesimo e che rende tutto chiaro e comprensibile è lo Spirito Santo. Una comunità ed una predicazione le cui mura sono molto fragili ma il cui fondamento (lo Spirito Santo) regge e sa sopportare ogni urto.

E il Padre, oggi, come ad Abramo, dice a questa Chiesa: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza» ma prima deve condurla fuori da ogni sua presunzione, certezza, da ogni piano pastorale, ragionato con mentalità umana.

Il Signore ancora oggi visita la Chiesa, la nostra Chiesa anziana e vecchia, sterile per tanti aspetti come il grembo di Sara, la sposa di Abramo, e da questo grembo sterile in cui confida solo il cuore di Abramo, farà scaturire una discendenza numerosa, come le stelle del cielo.

«Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza» cioè smettila di far progetti con logiche umane, di comprometterti con mentalità puramente efficientistiche e pubblicitarie, di annacquare il Vangelo pensando di salvarlo, di dargli vita dimenticando che solo il Vangelo dà vita e salva.

No. «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza» cioè riponi la tua fiducia, la tua speranza solo nel Padre, così come l’Apostolo Giovanni nell’Ultima Cena pose il suo capo nel petto squarciato di Gesù e, mentre impari a fare questo, conta le meraviglie che il Padre ha operato ed opera nella tua vita, nella vita della comunità parrocchiale, nella vita della Chiesa tutta, se sai contarle cioè se hai occhi per vedere e cuore per riconoscerle ed apprezzarle.

Il Signore è fedel al suo patto, mantiene le promesse. Ne abbiamo la certezza in Abramo, padre nella fede; in Mosè, liberatore del popolo schiavo; in Elia, profeta non solo della Parola ma anche dell’Eucaristia (alzati e mangia… lungo è ancora il cammino).

«Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».

In questo giorno dell’Ottava di Natale, grande giorno perché facciamo memoria del Dio che si fa uomo e che abita la nostra terra, se sappiamo contare, scopriremo come Dio ci ama veramente e non si stanca di realizzare quanto promette. Ogni giorno torma a lavorare, a fare meraviglie, ad attendere pazientemente.

L’uomo forse è stanco di guardare il cielo, non sa contare più le stelle ed allora Dio si fa Bambino, povero, piedi che camminano e calpestano la stessa terra che calpestiamo noi. Dio non ha paura di sporcarsi, Dio non ha paura di abbassarsi. Adesso è Dio che guarda, non il cielo ma la terra.

Non è più necessario adesso alzare gli occhi al cielo e non è più importante contare le stelle ma, con coraggio, imitiamo l’anziano e vecchio Simeone che corre al Tempio ad abbracciare il Bambino che Maria, la fanciulla vergine, offre a Dio.

Non guardare il cielo ma guarda e contempla il Bambino e se non sai più contare le stelle conta l’unico Bambino che nel più piccolo spazio e tempo che è la famiglia abita, cresce, assapora l’umanità e si fa dono. Non più il grande tempio e i grandi tempi ma il calore di un padre e di una madre resi tali dal vagito del Figlio.

Non è più necessario adesso alzare gli occhi al cielo e non è più importante contare le stelle ma, con coraggio, imitiamo l’anziana profetessa Anna e abbandona tutto quanto ti lega a ciò che è solo terreno, polvere e rimani pure vedova e scegli di abitare il Tempio dello Spirito, servi solo Dio notte e giorno, nella preghiera instancabile e perseverante, con digiuni e parla del Bambino, parla solo di Lui, a te e a quanti ti circondano, tienilo pure in braccio e guardalo: rispecchia il cielo, ha il volto del povero. «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Quel tale non si riferisce al numero ma al volto, alla persona di Cristo, vero volto del Padre e dell’Uomo.

 

 

 

 

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