la piscina di siloe
rivedere il progetto!

Al culmine dell’Avvento, obbedire allo Spirito significa per Giuseppe rivedere un progetto di vita familiare già curato nei minimi particolari, costruito pazientemente giorno dopo giorno, con Maria, preparato nel dettaglio, che vuol dire anche fatica.
Così ascolteremo, oggi, dalla penna di Matteo: Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
Tutto è pronto nei minimi particolari. In quella promessa vi è la fatica della sposa, dello sposo, per un progetto di vita: vivere e dare vita insieme. Ma la Vita si presenta nel grembo di Maria prima, già nel tempo della promessa. Tutto da ricostruire, tutto da riprogettare per quel Giuseppe che è uomo giusto non secondo la legge mosaica ma della giustizia del nuovo Acaz che è chiamato a comprendere, tentare di comprendere con sforzo e fatica, quella Parola rivoltagli
dal profeta e che oggi le sue orecchie ascoltano, come rivolte a lui, a lui solo: Dio stesso ti darà un segno: la fanciulla partorirà un figlio.
Quanta fatica. La fanciulla è anche vergine e la vita è generata nel suo grembo. Non temere Giuseppe di prendere con te Maria e con lei il Bambino che viene ed è opera dello Spirito.
Tutto agli occhi di un bambino sembra una favola bella, di quelle favole raccontate dalle nonne per addormentare i bambini ma non è così per un uomo, una donna. Per questi altro che favola da ascoltare: il cielo e le sue stelle sembrano raggiungere la terra e la polvere della terra sembra abitare accanto alle stelle: che
scompiglio. Tutto da rifare, tutto da ricreare non nella natura ma nel cuore di Maria, la fanciulla vergine, nel cuore di Giuseppe, l’uomo giusto.
E nel cuore dell’uomo di oggi? Spesso sembra che quel Bambino che ha messo a soqquadro la vita di Maria e di Giuseppe, che ha anche inquietato i loro cuori, sembra lasciare tutti in una serenità che è un lasciare tutto così com’è, in un piattismo che niente turba, nessun cuore, nessun uomo, nessuna donna.
Auguriamoci invece, al termine del nostro Avvento, di avere in dono, come Maria e Giuseppe, davvero il Bambino, la sua vita, il suo Vangelo.
Auguriamoci, come Maria e Giuseppe, di dover rifare tutto nuovo, ricominciare da quel Bambino che, dopo aver cambiato la vita di Maria e Giuseppe, bussa al nostro cuore per cambiare la nostra vita, per aiutarci ad essere giusti, come Giuseppe, accoglienti, come il grembo della fanciulla vergine.
Un nuovo rapporto con il nostro cuore, un nuovo rapporto con l’uomo, un nuovo rapporto con la donna.
Quella vita, il Bambino che terremo tra le braccia, ci faccia comprendere l’amore verso il povero e l’indifeso, ci faccia amare chi bussa al nostro cuore, alla nostra porta.
Quella vita, il Bambino che terremo tra le braccia, ci faccia scoprire il calore della Parola divina che, dopo aver raggiunto le nostre orecchie e seminata nei nostri cuori germogli e dia semi di vita nel nostro quotidiano, sulle strade che percorriamo, tra le vicissitudini della nostra vita, in mezzo a campi fioriti e tra le pietre o le spine di un campo abbandonato.

 

 

 

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