EPIFANIA DEL SIGNORE (06/01/2018)


“Alzati, rivestiti di luce,
perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla su di te”.

Alziamoci e muoviamo i nostri passi insieme ai Magi, desiderosi come loro di incontrare la luce vera che brilla, il Re dei re, quella luce che spegne ogni stella.

Il bambino Gesù nato a Betlemme, annunciato ai pastori e da loro adorato, oggi, è luce per tutti, supera i ristretti confini del popolo eletto e tutti attrae a sè.

Ascolta ancora il profeta Isaia:
“Cammineranno le genti alla tua luce,
il re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda
tutti costoro si sono radunati,
vengono a te”.

Ti adoreranno, Signore,
tutti i popoli perché ti lascerai adorare da quanti camminano incontro a te,
ti lascerai trovare da quanti ti cercano e,
tutti possono cercarti
perché a tutti fai dono della stella.

I Magi hanno visto le stelle, hanno saputo scrutare le Scritture, non hanno tentennato ed hanno intrapreso Il loro viaggio.

Ancora una volta una grande sorpresa attorno al Figlio di Dio: come i Pastori, uomini semplici e certamente non dedite allo studio delle scritture sono stati raggiunti dall’Angelo, oggi, nei magi e con i Magi, i pagani, tutte le genti sono raggiunti dalla luce e corrono alla grotta superando ogni ostacolo.

I Magi perdono la luce della Stella ed allora si recano a Gerusalemme, la città del tempio e chiedono ad Erode:
“Dov’è il re dei Giudei?
colui che è nato,
perché siamo venuti ad adorarlo”.

Ed Erode teme il bambino riconosciuto dai Magi come il re dei Giudei e chiede allora notizia ai sacerdoti che, pur conoscendo le scritture, non si mettono dietro ai Magi ma rimangono al palazzo, a Gerusalemme.
Non capiti a noi, non capiti mai alla chiesa, non capiti mai ai preti e ai diaconi al vescovo o ai genitori di indicare dove trovare Gesù ma di rimanere fermi, di non mettersi mai in cammino per incontrare il Bambino.

Possiamo parlare tanto di Gesù ma non incontrarlo mai, possiamo parlare tanto di Gesù ma non offrire mai a lui l’oro, l’incenso e la mirra.

O ancor peggio non ci capiti di imitare Erode che, dopo aver dato le corrette indicazioni per trovare il bambino Gesù, rimane nel Suo palazzo e chiede ai Maggi: “quando l’avrete trovato fatemelo sapere perché anch’io vada ad adorarlo”.

Sappiamo bene quali erano le intenzioni di Erode!

In quel palazzo e da Erode andrà un giorno Gesù stesso e alla domanda:
“Tu sei re?”
risponderà
“tu lo dici ed è vero ma il mio regno è regno di pace, di giustizia, di amore”.

Camminare, Rivestirsi di luce, per incontrare la luce.

Quanti abitano i palazzi, le chiese dal cuore di pietra, mai incontreranno il bambino, perché mai si recheranno a quella grotta povera; mai offriranno l’oro al bambino, perché ad essi desiderano che venga offerto; mai offriranno l’incenzo al bambino, perché loro desiderano essere pregati. Offriranno al bambino la mirra, la croce, il legno perché, come Erode, hanno paura che il loro potere venga meno.

Oggi, dietro ai Magi, tutti.

Ognuno segua la propria stella splendente e tutti alla grotta: offriamo al bambino Gesù il nostro oro e adoriamo il nostro unico Dio; offriamo al bambino Gesù il nostro incenzo e la nostra preghiera s’innalzi al Signore; corriamo infine al sepolcro con il profumo della Mirra per completare il rito della sepoltura ma… ecco l’angelo: “non è qui è risorto”.

Per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Sì, i Magi non tornarono da Erode e neppure nel tempio di Gerusalemme, ma per un’altra strada fecero ritorno.
È la strada di Gesù, quella strada preparata da noi nel tempo dell’avvento, abbassando le montagne e riempiendo le valli.
È la strada di Gesù, quella strada che ha un nome: strada del povero, del rifugiato, strada di colui che fugge la povertà, la guerra.
È la strada dell’unità di tutti i popoli manifestata nel bambino Gesù agli uomini ed oggi rivelata alla chiesa per mezzo dello Spirito:
tutte le genti sono chiamati,
in Cristo Gesù,
a condividere la stessa eredità,
a formare lo stesso corpo e
ad essere partecipi della stessa promessa
per mezzo del Vangelo.


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