È la Parola del testimone che va accolta [III AVVENTO – B]

Il Natale di Gesù si fa sempre più vicino. La Notte Santa in cui faremo memoria del Figlio che si fa uomo e redentore, che nasce in una grotta buia, in una mangiatoia per nutrire coloro che hanno fame, è sempre più vicina.
Accogliamo l’esortazione di Paolo ai Tessalonicesi e, in questo tempo che ci separa dalla Notte Santa, siamo sempre lieti, preghiamo ininterrottamente, in ogni cosa che facciamo rendiamo grazie a Dio!
La gioia caratterizzi questi giorni che ci separano dal Natale.
In questo tempo siamo invitati a non spegnere lo Spirito che è in noi! Siamo invitati a lavorare perché lo Spirito possa sempre brillare, far luce, illuminare la Notte santa. È facile spegnere lo Spirito, è facile abbandonare il cammino, è facile ritirarsi nella propria abitazione! No. In questo tempo siamo chiamati a vagliare ogni cosa e a tenere acceso ciò che è buono.
Questo tempo che ci separa dalla Notte santa è paradigma del tempo che ci separa dalla nostra Notte Santa!
In questo tempo che ci separa dalla duplice Notte Santa tutti chiamati ad essere testimoni, voce. Tutti chiamati ad indicare colui che viene nella Notte Santa.
Tutti come Giovanni: testimoni della luce, perché tutti possano credere in colui che viene!
Tutti come Giovanni: voce che grida, voce che annuncia il Cristo, colui che viene!
Tutti come Giovanni: testimoni, voce che scompaiono e lasciare spazio al dito che indica colui che viene!
Testimoni, voce, dito che sempre più diminuiscono davanti a uno più grande, che spariscono mentre cresce colui che viene.
Ed accogliamo la domanda fatta da Giudei sacerdoti e leviti a Giovanni: Tu chi sei?
E, mentre con Giovanni diciamo: Io non sono il Cristo, Io non sono Elia, Io non sono il profeta, cantiamo con Maria, la vergine Madre che nella gioia attese il Figlio: l’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
È l’umiltà di colui che sa di essere solo testimone, voce, dito.
È la Parola del testimone che va accolta, è la Parola che il suono della voce dona alle nostre orecchie che va ascoltata, è la Parola accolta ed ascoltata che il dito indica e che siamo chiamati tutti ad indicare, facendoci umili.
E dal profeta Isaia ascoltiamo la Parola, adombrata nell’antica alleanza ma svelata ai nostri occhi che vedono la luce della notte santa, il Bambino Gesù.
È lui il Bambino Gesù, fonte di gioia ed autore di salvezza per ogni uomo. All’uomo solo il difficile compito di porre nel Bambino Gesù ogni speranza, ogni fiducia, tutto se stesso.
È lui il Bambino Gesù il consacrato con l’unzione dello Spirito.
È lui il Bambino Gesù il mandato che porta il lieto annuncio ai miseri, ai poveri, agli umili, agli ultimi.
E qual è il lieto annuncio? Egli viene a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore.
O Chiesa tutta,
nell’attesa di un così grande evento,
gioisci pienamente nel Signore
ed esulta nel tuo Dio, l’Emanuele,
perché
è lui che ti riveste delle vesti di salvezza,
è lui che ti avvolge con il manto della giustizia,
è lui, lo Sposo, che indossa il diadema
e tu, la Sposa, adornata di gioielli.
O Sposa,
adornata di gioielli
invoca con lo Spirito:
Vieni, Signore Gesù!
ed accogli nel tuo grembo colui che dice:
Sì. Io vengo presto.

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