Il tempo dell’attesa e la seconda lettura delle domeniche di avvento

Attendiamo mentre andiamo incontro al Signore che viene.

Diamo inizio ad un nuovo Anno Liturgico con il Tempo di Avvento. Un tempo, un kairos, un luogo dove siamo invitati a guardare Gesù che viene nella Notte Santa per illuminare il cammino che porterà ogni uomo ad essere accolto non più nella grotta di Betlemme del piccolo Bambino ma nella Gerusalemme celeste, dal giudice misericordioso.

Un tempo, quello di Avvento, ricco di attesa.

Con i bambini e con la loro stessa felicità attendiamo Gesù che piccolo viene a noi nella gioia fra i canti degli angeli. Corriamo tutti alla grotta: è bello sempre vedere un bambino venire alla vita.

Un tempo, quello di Avvento, ricco di attesa.

Attesa di quell’Ottavo giorno, della luce che rischiara ogni tenebra. Tutti corriamo come atleti. Corriamo non più alla Grotta di Betlemme ma al giardino del sepolcro, al giardino della vita, della risurrezione.

L’Avvento, tempo, luogo, strumento e paradigma per comprendere la nostra vita.

Poniamo all’inizio del nostro cammino di Avvento, della nostra duplice attesa, quanto l’Apostolo Paolo dice ai Tessalonicesi. Siano davvero queste parole l’incipit e il proposito per questo tempo di Avvento che già bussa alla nostra porta.

Vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate -, possiate progredire ancora di più. (1Tes. 4,1)

Progredire nel nostro comportamento, nel nostro piacere al Padre che è nei cieli. Ma questo progredire è anch’esso dono gratuito del Padre, a noi il compito di essere docili. Così l’Apostolo Paolo un momento prima aveva detto: Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi (1 Tes. 3,12-13).

È il Signore che fa crescere. È il Signore che ci dona di sovrabbondare nell’amore verso tutti.

Nella seconda domenica di Avvento l’Apostolo Paolo scrivendo ai Filippesi ed oggi rivolgendosi a noi, così ci incoraggia nel nostro camminare verso un amore sovrabbondante, nella santità: Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù (Fil. 1,6). In questo nostro camminare incontro a Gesù, il giudice misericordioso, colui che ha iniziato in noi l’opera buona, la porterà a compimento: la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, (Fil. 4,4-6).

Camminare nella letizia, sempre. Questa gioia, questa letizia che diventa e si fa amabilità sia nota a tutti (Fil. 4,5) non perché l’annunciamo con le parole ma perché ci sforziamo di viverla e viene sperimentata da coloro che si avvicinano a noi perché noi ci siamo già fatti loro prossimo. Una letizia ed una gioia che nasce dal sapere che il Signore è vicino (Fil. 4,5), la sua salvezza in noi trova compimento. La pace di Dio custodirà i nostri cuori e le nostre menti in Cristo Gesù. Una pace che è ancora per ogni angustia che si presenta, per ogni fragilità che sperimentiamo, per ogni povertà che portiamo con noi.

Il tempo dell’Avvento si chiude con una certezza che l’autore della lettera agli Ebrei farà risuonare alle nostre orecchie: entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb. 10,5-7).

Viene nella Notte Santa colui al quale il Padre ha preparato un Corpo, viene per fare la volontà del Padre, viene per donarci lo Spirito, viene a santificarci mediante l’offerta del suo Corpo.

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