Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi. Seconda domenica di Natale. (5 gennaio 2020)

Il presbitero nella orazione iniziale dell’Eucaristia tenendo le braccia alzate si rivolge al Padre e, mentre canta la gioia e la bellezza dell’essere amati e scelti nel Figlio come umanità già prima della creazione del mondo, annuncia anche, come nel Figlio, sapienza incarnata, pianta la sua tenda in mezzo a noi.

Lo Spirito illumini la nostra intelligenza perché, oggi, possiamo pregustare il nostro essere figli del Padre, la nostra unica ed irripetibile relazione con l’Amore creatore e redentore.

Il Sapiente Siracide elogia la Sapienza che apre la sua bocca e dona con abbondanza la sua Parola nell’Assemblea mentre viene ammirata ed esaltata. Ed ecco l’annuncio, ecco il canto, quel canto che le nostre orecchie in questo tempo di Natale ha più volte ascoltato e il nostro coro ha intonato:

Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti.

E noi siamo testimoni che quanto il sapiente Siracide ha profetizzato ha trovato realizzazione nella pienezza del tempo, in quella grotta di Betlemme dove una fanciulla vergine e Madre di Dio, la Theotokos, ha dato alla luce un Bambino, Gesù, l’Emanuele, il Dio con noi.

Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi. Così abbiamo risposto al sapiente Siracide con il salmo 147.

E l’Apostolo ed evangelista Giovanni, oggi, pone alla nostra contemplazione, nel Prologo al suo Vangelo, il Mistero dell’Incarnazione che è salvezza per quanti la accolgono, nuova generazione che dà il potere di diventare figli di Dio.

In principio è la Parola, all’origine non solo della creazione ma anche della nuova generazione vi è la Parola che è rivolta a Dio, che è Dio Stesso. Una Parola che crea ed illumina, che vince le tenebre perché splendore di Vita.

A noi, come Giovanni il precursore, dare testimonianza alla luce che ha brillato nella Notte Santa, essere la stella che accompagna alla grotta di Betlemme, alla Vita per scomparire dinanzi allo splendore dell’unica Luce: non era la luce ma doveva rendere testimonianza alla luce; non siamo la luce ma dobbiamo dare testimonianza alla luce perché tutti possano credere.

La Parola fatta carne, che abita e cammina le nostre stesse strade e per mezzo del quale tutto è stato creato e rigenerato non è accolta, non è riconosciuta nemmeno dai suoi, da coloro che sono chiamati ad esserne testimoni.

Siamo forse noi quelli che non riconoscono nel Bambino la Parola fatta carne e che non lo accolgono?
Ci siamo lasciati rigenerare da quel bambino che tanta emozione ci ha donato la notte di natale?
Abbiamo lasciato che la potenza dello Spirito rendesse noi figli del Padre?

Facciamo nostra in questa seconda domenica di Natale la preghiera dell’Apostolo Paolo e mentre rendiamo grazie per l’abbondanza di Grazia che è riversata su tutta l’umanità preghiamo affinché
il Dio del Signore nostro Gesù Cristo,
il Padre della gloria,
ci dia uno spirito di sapienza e di rivelazione
per una profonda conoscenza di lui;
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati,
quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi
.

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