VIENE GESÙ E PRENDE IL PANE E LO DA’

Gesù, il risorto, cerca ancora loro, i discepoli tutti, che con Pietro ritornano a pescare, ritornano alla vita di tutti i giorni ma, in quella notte, non prendono nulla.

Chiede da mangiare e prepara il pasto!

In questa terza domenica di Pasqua l’evangelista Giovanni ci trasporta dal sud di Gerusalemme al nord, sulla riva del Lago di Tiberiade, in Galilea. 

Il lago di Galilea testimone dell’evento dei Pani dalla tonalità tutta eucaristica 

Il lago di Galilea testimone del discorso di Gesù sul Pane di vita che si conclude con i discepoli che lasciano Gesù e i 12 apostoli che rimangono con il Maestro. 

L’episodio dei pani e dei piccoli pesci donati adesso è inserito nel contesto della Risurrezione e qui, in questo contesto, leggere e intravedere l’Eucaristia: viene Gesù e prende il pane e lo dà loro e così fa anche con i piccoli pesci

Così Gesù, il risorto, manifesta se stesso e fu manifestato.

Come si manifesta Gesù? 

In modo fortemente simbolico e umanissimo: chiede da mangiare e poi prepara il pasto con il pane e i pesci così come aveva fatto sul lago di Tiberiade nell’evento dei Pani.

Davvero manifesta la sua gloria come la manifestò alle nozze di Cana donando  gioia a quel banchetto che volgeva alla tristezza.

Gesù, il risorto, cerca ancora loro, i discepoli tutti, che con Pietro ritornano a pescare, ritornano alla vita di tutti i giorni ma, in quella notte, non prendono nulla. 

Così l’uomo di oggi con facilità abbandona il risorto e vive la notte, vive il buio e in questa notte e in questo buio, non prende nulla.

Gesù, il risorto, al mattino presto è sulla riva, sta sulla riva come la Madre e il discepolo che egli amava stavano sotto la croce quando era tutto buio e notte per il crocifisso: 

Come riconoscere quel Gesù il risorto sulla riva. 

Ecco con dolcezza e ancora bisognoso chiede del cibo come chiese l’acqua alla donna al pozzo di Samaria e invita gli apostoli a tornare a gettare la rete verso la parte destra della barca, li troverete, farete una pesca abbondante.

Ma già il risorto sta preparando il pasto e il profumo di quel pasto giunge al discepolo, quello che Gesù amava, ed annuncia a Pietro: è il Signore. È tempo di cingersi i fianchi con la veste, è tempo di intraprendere un nuovo cammino verso il maestro gettandosi nel mare che nella notte non aveva donato nessun pesce ma che, al comando del maestro, aveva mostrato tutta la sua generosità. 

E sulla riva, mentre gli apostoli portano i loro pesci, ben 153, Gesù li invita a mangiare al banchetto da lui preparato e nel pasto l’intimità tra il risorto e Pietro sull’amore, sulla qualità dell’amore, sulla quantità dell’amore.

Anche oggi il Signore ogni volta che sediamo al suo banchetto ci chiede quanto lo amiamo e noi, come Pietro, con imbarazzo finiamo con il dire: Tu sai che ti amo, cioè sai che il nostro amore è spesso accompagnato dal tradimento, dal sonno, da occhi chiusi, da un cuore di pietra. 

Sì amiamo il Signore veramente, nonostante tutto, nonostante il nostro peccato.

E il Signore rimane sempre fedele, pone fiducia in ciascuno di noi e alle nostre orecchie sussurra con amore, con quell’amore che ci ha raggiunto perché si è abbassato: Pasci le mie pecorelle. Cioè: prenditi cura dell’uomo, prenditi cura della donna, prenditi cura del figlio, della figlia, prenditi cura della mamma, del papà.

Il mondo di oggi, come il sommo sacerdote agli apostoli, ti proibisce di insegnare quando Gesù, il risorto, ti comunica nell’eucaristia, in quel Pasci le mie pecorelle. Ti proibisce di prenderti cura dell’altro, di amare l’altro. Ma come gli apostoli, con forza diciamo: bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Ed è in questa obbedienza che può significare anche sacrificio e di incomprensione che vi è il dono della vita, della gioia, della felicità. Davvero con il salmo 29 possiamo dire:

Ti esalterò Signore
perché mi hai risollevato
non hai permesso ai miei nemici
di gioire su di me.

Signore hai fatto risalire la mia vita
dagli inferi,
mi hai fatto rivivere
perché non scendessi nella fossa

ed ancora

Ascolta, Signore,
abbi pietà, Signore,
viene in mio aiuto.

e con certezza concludiamo

hai mutato il mio lamento in danza
Signore mio Dio
ti renderò grazie per sempre!

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