PROTESI ALLA GIOIA PASQUALE

Vigiliamo contro il nemico, aggrappandoci con ogni forza alla fede che è Cristo, Crocifisso e risorto, colui che scende nei nostri sepolcri per portarci alla luce, al Padre con la forza dello Spirito Santo.
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Protési alla gioia pasquale,
sulle orme di Cristo Signore
seguiamo l’austero cammino
della santa Quaresima.

​La legge e i profeti annunziarono
dei quaranta giorni il mistero;
Gesù consacrò nel deserto
questo tempo di grazia.

Sia parca e frugale la mensa,
sia sobria la lingua ed il cuore;
fratelli, è tempo di ascoltare
la voce dello Spirito.

​Forti nella fede vigiliamo
contro le insidie del nemico:
ai servi fedeli è promessa
la corona di gloria.

Sia lode al Padre onnipotente,
al Figlio Gesù redentore,
allo Spirito Santo Amore
nei secoli dei secoli. Amen.

Per tutto il tempo della Quaresima la Chiesa ci ha donato di iniziare la nostra preghiera con questo inno che, ogni giorno, ci indica la meta, la strada da percorrere e le modalità per camminare sulla strada per raggiungere la meta.

La meta: la gioia pasquale. Forse è opportuno adesso chiedersi quale sia stata la meta del nostro ultimo tempo. Le tantissime nostre occupazioni, tutte buone, spesso distolgono i nostri occhi dalla meta, non ci fanno più protendere ad essa, ed allora succede che la buona preoccupazione e il raggiungimento di essa diventa la nostra meta. Comprendiamo allora che abbiamo cambiato meta.

Come evitare questo pericolo? Come tenere sempre presente e camminare verso la meta della gioia pasquale? Ascoltare la voce dello Spirito. E sappiamo bene quanto sia difficile per tutti ascoltare la voce dello Spirito, oserei dire, soprattutto, per gli addetti ai lavori. Ascoltare la voce dello Spirito, l’unica voce che ti fa conoscere l’amore del Padre misericordioso è buono, la passione del Figlio che desidera ogni giorno essere il compagno, l’amico che cammina con te, a cui appoggiarsi come ad un bastone.

Ascoltare la voce dello Spirito. Rendiamo parca e frugale la mensa, non solo quella fatta del cibo ma anche e soprattutto quella che riempie le nostre giornate, i nostri tempi. Una mensa spesso fatta solo di cibi inopportuni, che ti appesantiscono. Tutti cibi da considerare spazzatura, al dire dell’Apostolo Paolo, perché non saziano, anzi diventano veleni alla tua vita.

La lingua ed il cuore siano sobri. Lingua e cuore si accordino per chiedere al Padre con sobrietà, chiedere solo ciò che è bello e buono. Non si tratta allora di fare tacere la lingua e di non renderla occasione di “chiacchiericcio”, al dire di Papa Francesco; non si tratta soltanto di diventare più buoni e di sforzarsi di amare il fratello ma di una nuova relazione da costruire con il Signore, con il Padre, il Figlio, lo Spirito. Cosa chiediamo al Padre? Cosa desidera ardentemente il nostro cuore? Chiediamo l’essenziale, chiediamo il suo amore, chiediamo di stare con Lui, sempre e di porre il nostro cuore nel suo cuore che abita il “povero”.

Vigiliamo contro il nemico, aggrappandoci con ogni forza alla fede che è Cristo, Crocifisso e risorto,  colui che scende nei nostri sepolcri per portarci alla luce, al Padre con la forza dello Spirito Santo.

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