In Gesù, Dio si rivela non come potenza ma come Amore capace di spogliarsi per farsi dono. Epifania del Signore. (6 gennaio 2020)

In questo giorno, Manifestazione del Signore, un invito desideriamo rivolgere a quanti ci ascoltano:
come i Magi seguire la Stella, seguire la nostra stella che è il Vangelo, che è l’annuncio della venuta del Figlio di Dio.

Come uomini, come donne, come bambini come umanità tutta abbiamo bisogno di un orientamento e la stella, la nostra stella è ora un annuncio grande: il Figlio di Dio nato a Betlemme e morto sulla Croce è il Risorto nella cui intimità siamo invitati tutti ad entrare sempre più profondamente.

E il Vangelo che oggi ascoltiamo ci racconta alcune prese di posizione davanti a Gesù, all’Epifania di Dio in Gesù. Innanzitutto quella di Erode: non solo non accoglie la buona notizia ma temendo la debolezza di quel bambino ne progetta l’uccisione. Poi i sacerdoti e gli scribi: conoscono bene la scrittura ma il loro ritualismo e la loro religiosità impedisce loro di scorgere nel Bambino il Messia. Ed infine c’è il turbamento di tutta la citta che si rattrista di fronte alla novità preferendo di continuare a vivere nella stessa condizione.

Solo i Magi si mettono alla ricerca, seguono i segni e giungono a Gesù e con grandissima gioia lo adorano e gli offrono in dono l’oro, l’incenso e la mirra.

Ma i nostri occhi vedono e contemplano come la epifania, cioè la manifestazione di Dio in Gesù nonostante la solennità dei doni offerti dai magi a Dio l’incenso, all’uomo la mirra, al re l’oro, consci di venerare nell’unità la divina e l’umana natura, avviene nella semplicità e debolezza di un bambino in una povera casa di Betlemme. In Gesù, Dio si rivela non come potenza ma come Amore capace di spogliarsi per farsi dono. In Gesù Dio si rivela a noi attraverso uno spogliamento impressionante: nell’umiltà della nascita a Betlemme e nella debolezza estrema della sua morte in croce. È una rivelazione sotto il segno della debolezza: in Gesù Dio sembra farsi mendicante dell’uomo, in Gesù Dio chiede di essere accolto, ricevuto perché desidera dare non qualcosa ma tutto sé stesso. È il capovolgimento di ogni nostro modo di pensare Dio. Da Betlemme fino al Golgota un cammino quello di Gesù caratterizzato dalla debolezza, dal farsi carico della condizione umana e di ogni sua fragilità per scendere fino all’ultimo gradino, l’altezza della Croce, perché attraverso Lui ogni uomo può salire fino a Dio stesso.

Dai Magi e dalla loro potenza al Bambino Gesù e alla sua debolezza. Un insegnamento da ricordare e tenere sempre presente soprattutto quando viviamo le pene più gravi, sperimentiamo ed assistiamo alle guerre e cadiamo sgomenti di fronte alla furia della natura che non risparmia uomini, donne, bambini: la comunione con il Figlio di Dio non ci esenta dall’esperienza della debolezza di cui lo stesso Figlio di Dio si è fatto carico.

Dai Magi e dalla loro potenza al Bambino Gesù e alla sua debolezza. Un insegnamento che diventa ricerca di ogni uomo debole e povero, l’immigrato, il disoccupato, il giovane e il bambino, l’anziano e la donna: in loro vediamo il sacramento stesso del Signore, tocchiamo la carne vivente del Bambino Gesù.

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