Commemorazione dei fedeli defunti. (2 novembre 2019)

Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro.

Sono queste le parole che il sapiente Giobbe, provato e tormentato, distrutto da ogni parte  e senza speranza perché strappata da lui come un albero; solo perché i suoi fratelli si sono allontanati da lui e anche gli amici e i conoscenti sono diventati degli estranei, che desidera si scrivessero e si fissassero in un libro e fossero impresse con stilo di ferro e con piombo e per sempre s’incidessero sulla roccia:

Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro.

Oggi, commemorazione dei fedeli defunti, anche tu visitando il cimitero, luogo del silenzio, potrai come Giobbe e, forse più di Giobbe, vivere sentimenti di smarrimento, sentirti rubata la speranza e consolarti magari portando un fiore o accendendo una piccola luce a quel tuo fratello, amico, mamma o papà, figlio o figlia che sono stati strappati da te come un albero ed allora detta con le labbra in preghiera nel libro del tuo cuore, nella roccia del tuo essere:

Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!

E mentre incidi queste parole pensa alla solennità della comunione dei santi che ieri ha rallegrato la tua vita perché tutti insieme, la chiesa del cielo e la chiesa della terra ed oggi aggiungiamo anche i dormienti, lodano insieme l’unico Signore, il Padre misericordioso.

Con il salmo 26 proclamiamo la nostra fede in colui che è la nostra luce e la nostra salvezza e mentre gli chiediamo di abitare nella casa del Signore e questa sola cercheremo in tutti i giorni della nostra vita gridiamo: abbi pietà di me, rispondimi! Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto.

È questa la nostra speranza mentre visitiamo coloro che si sono addormentati nell’attesa dell’ultimo giorno. E l’apostolo Paolo scrivendo ai Romani a proposito della speranza dice: la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.

E con il Vangelo di Giovanni abbiamo ascoltato le parole di Gesù rivolte alla folla. Sì, sono parole ricolte alla folla, a tutti e non solo ad alcuni:

Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

Nessuno sarà strappato dalla mano di colui che è disceso dal cielo per fare la volontà del Padre: non perdere nulla di quanto gli è stato affidato ma di risuscitarlo nell’ultimo giorno. E chi è colui o colei che il Padre misericordioso non ha affidato alle cure del buon Samaritano e sul non è stato versato vino ed olio, lo Spirito santo?

Se entrando nel cimitero abbiamo con Giobbe detto:

Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!

Adesso, con certezza, con Giobbe e più del sapiente Giobbe, dopo aver fatto memoria della solennità dei Santi e mangiato il Pane della Parola che per noi si è fatto cibo, corpo e sangue di Cristo, che lava e risuscita scriviamo nella roccia del nostro cuore la nostra unica speranza che è Cristo, il Redentore, l’inviato del Padre e il seminatore generoso dello Spirito nella nostra vita:

Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro.

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