Marta e Maria (Lc. 10,38-42)

INCONTRO DI FORMAZIONE PER OPERATORI DI PASTORALE
BLUFI, 25 OTTOBRE 2019
MARTA E MARIA (Lc. 10,38-42)

38 Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 39 Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40 Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. 41 Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42 ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.  Lc. 10,38-42

Rileggiamo insieme Luca 10,38-42 e rileggiamolo oggi, in questo nostro contesto.

  • Un contesto di formazione per Operatori di pastorale, Catechisti, Ministri straordinari della comunione, Ministri istituiti;
  • All’inizio del nuovo Anno Pastorale arricchito ed illuminato dalla Lettera del nostro Vescovo: LA PARTE BUONA CHE NON CI SARÀ TOLTA. Viaggio alla ricerca dell’essenziale.

E perché siamo stati invitati a leggere la pericope di Marta e Maria? Perché presente nella Lettera del vescovo (pag. 36-42). È l’episodio che dà il nome alla stessa Lettera.

Ed ancora una annotazione presa dalla lettera stessa del Vescovo. Così leggiamo: La scelta essenziale del primato della Parola. Questa nuova lettera pastorale è in continuità col percorso aperto lo scorso anno sul primato della Parola di Dio. Le lettere pastorali, frutto di un cammino sinodale, servono infatti ad aprire percorsi e non a circoscrivere un programma annuale.

Il cammino sul primato della Parola, aperto lo scorso anno non s’interrompe, ma va anzi percorso fino a quando non diventerà la via ordinaria della vita pastorale diocesana. (P.B. 37)

Marta e Maria allora ci ricordano e ci permettono di considerare il primato della Parola come la prima scelta essenziale per il rinnovamento delle nostre Comunità. Le parole di Gesù a Marta ristabiliscono così una priorità e c’invitano a non perdere di vista l’essenziale, ciò di cui si ha veramente bisogno, ovvero, stare ai piedi di Gesù per ascoltarlo. (P.B. 37)

Il vangelo che abbiamo ascoltato inizia in modo curioso: Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Gesù solo entra nel villaggio dove viene accolto, sempre solo, da Marta e Maria.

Marta da padrona di casa si mette subito al lavoro per accogliere degnamente il Signore. Da parte sua Maria non può lasciare il Signore da solo e quindi si siede ai suoi piedi. È la discepola del Signore, fatto inconsueto al tempo di Gesù.

ECCO UNA PRIMA SUGGESTIONE PER NOI

Essenziale è accogliere. Penso che in questo contesto, in questo luogo e in questo tempo, è opportuno chiedersi singolarmente e comunitariamente:

  • Qual è il nostro rapporto con l’accoglienza?
  • Accogliamo, accolgo Gesù nella mia vita?
  • Accogliamo Gesù nel villaggio della nostra comunità?

Ed ancora:

  • Accogliamo, noi catechisti, ministri straordinari della comunione, lettori… l’icona vivente di Gesù? Il ragazzo che partecipa alla catechesi, l’ammalato che andiamo a trovare la domenica, i fratelli che nel giorno del Signore partecipano alla Messa domenicale? Lo straniero che vive le nostre stesse piazze e cammina calpestando le nostre stesse vie?

Ma prima di passare oltre ecco a voi, anzi a noi, le parole di Giovanni nell’Apocalisse: Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Ed Agostino, mi sembra, conclude così: e se passa, ritornerà a passare?

Oserei dire che potremmo fermare la nostra riflessione su questo primo momento se non fosse che lo stesso Luca poi narra di Marta e di Maria e del loro singolare modo di accogliere il Signore. Sì, Luca in questo episodio non indica colui che è accolto nella casa di Marta e Maria con il suo nome, Gesù, ma lo chiama il Signore, il Kyrios per ben tre volte: Maria seduta ai piedi del Signore; Marta al Signore (Kyrios): non ti importa che mia sorella…; rispondendo disse a lei il Signore (Kyrios). Gesù è il risorto e tutto in questo episodio e annuncio della risurrezione e vita nuova della comunità cristiana.

ECCO UNA SECONDA SUGGESTIONE PER NOI

Essenziale è conoscere il Cristo, professare la nostra fede, vivere la nostra intimità con Lui. Ancora penso che in questo contesto, in questo luogo e in questo tempo, è opportuno chiedersi singolarmente e comunitariamente:

  • Chi è per noi Gesù?
  • Qual è la nostra fede? Nel Signore risorto, nel Cristo vivente?

Maria si siede, come discepola, ai piedi del Signore, del Kyrios, per ascoltarlo, mentre Marta è in cucina indaffarata per il suo Signore. E spesso si è voluto vedere in questo racconto un raffronto tra la vita  contemplativa e quella attiva e siccome Gesù dichiara che Maria ha scelto la parte migliore, si deduce che la vita contemplativa va preferita, è la parte migliore. Ma leggiamo con attenzione il vangelo e mettiamo insieme questi due atteggiamenti (quello di Maria e Marta) all’atteggiamento primo, quello dell’accoglienza.

ECCO UNA TERZA SUGGESTIONE PER NOI

Essenziale è accogliere ponendosi in ascolto, accogliere è porsi ai piedi dell’altro.

Spesso anche noi, come Marta, siamo preoccupati di fare e preparare tante cose per le nostre attività pastorali, progetti tutti perfetti, viviamo la cucina, dimenticando che la prima accoglienza è l’ascolto, è il porsi ai piedi dell’altro.

Nel segreto chiediamoci:

  • nella nostra catechesi quanto tempo sto in silenzio per ascoltare il ragazzo, la coppia per la preparazione al battesimo o al matrimonio?

Spesso le nostre parole costringono al silenzio non solo il Signore ma anche l’altro che il Signore ci affida.

Marta fa la sua bella professione di fede, si rivolge a Gesù chiamandolo Signore, Cristo.

Maria, invece, è ai piedi del Signore, ascolta, mentre Marta è indaffarata per mille e da mille preoccupazioni che forse stanno soffocando non solo il suo rapporto con il Signore e la sua professione di fede nel Cristo risorto ma anche il rapporto con la sorella Maria.

Marta forse ha perso di vista il Signore, professa solo con la bocca, non ascolta e le sue mille preoccupazioni allora per chi sono?

Ed ecco allora Marta giungere dalla cucina, dalle sue mille preoccupazioni e mentre professa la sua fede rivolgendosi a Gesù e chiamandolo Kyrios, Signore,  inveisce contro la sorella, non direttamente ma rivolgendosi al Signore: Non ti importa che Maria mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti.

Le mille preoccupazioni hanno tolto dal cuore di Marta la pace, i mille pensieri che insegue non le permettono di ascoltare il Kyrios e di essere in pace con la sorella. Anzi in questa collera contro la sorella chiama in causa lo stesso Kyrios: Non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servirti?

Il rimprovero che Gesù indirizza a Marta non verte sulle mille attività necessarie all’accoglienza del Signore ma sui molti pensieri che essa nutre nei confronti di Maria e dello stesso Signore la cui sorgente è nell’affannarsi per ciò che non è essenziale.

ECCO UNA QUARTA SUGGESTIONE PER NOI

Essenziale è accogliere porre alla sorgente delle nostre opere il Kyrios, il Signore e tutto volgere a Lui.

Maria rimane all’ascolto, rimane in pace, non spiega il suo atteggiamento, non dice le sue ragioni per quella scelta ma pur osservando, rimane sempre all’ascolto.

  • Il cuore di Maria è uno, tutto in lei procede ed è indirizzato al Kyrios.
  • Il cuore di Marta è diviso, diviso tra le mille preoccupazioni e l’ascolto. Il cuore di Marta adesso non è capace più di guardare con amore la sorella: le mille preoccupazioni non essenziali hanno reso il suo servizio motivo di divisione. Il cuore di Marta adesso non è più capace di ascoltare il Kyrios, di volgere a Lui ogni servizio.

Maria ha scelto la parte buona. Maria non si è lasciata distrarre dalle mille preoccupazioni, da ciò è: discepola che sta ai piedi del Kyrios ad ascoltare la sua Parola.

Concludo con la Lettera del vescovo:

Scegliere la parte buona significa quindi che l’essenziale all’essere credenti è farsi discepoli, perseverando nell’ascolto della Parola.

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