QUESTI È IL FIGLIO MIO, L’ELETTO. ASCOLTATELO! [Trasfigurazione del Signore (17 marzo 2019)

“Signore per noi è bello essere qui, facciamo tre tende: una per te una per Mosè e una per Elia”.
Ci concede lo Spirito Santo di poter dire non solo con le labbra ma anche con il cuore le stesse parole di Pietro ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, ogni volta che ascoltiamo la sua Parola. ogni volta che ci nutriamo del suo Corpo: “Signore per noi è bello essere qui, facciamo tre tende: una per te una per Mosè e una per Elia”.
E lui, il Signore Trasfigurato, trasfigurerà il nostro misero corpo per confermarlo al suo corpo glorioso in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Ed anche oggi con Pietro, Giovanni e Giacomo saliamo il Monte della Trasfigurazione, saliamo il monte della Intimità con il Signore.
Facciamo esperienza di Trasfigurazione qui sul monte della Parola e dell’Eucaristia;
facciamo esperienza di Trasfigurazione quando saliamo il monte della preghiera che è ascolto della Parola ed è abbandono alla misericordia di Dio;
facciamo esperienza di Trasfigurazione quando nel volto del fratello, di colui che ci chiede accoglienza, sappiamo vedere quel volto trasfigurato che prima ha conosciuto il suo essere sfigurato: il volto di Cristo, servo sofferente e Crocifisso.
“Signore per noi è bello essere qui, facciamo tre tende: una per te una per Mosè e una per Elia”.
Egli non sapeva quello che diceva, così l’evangelista Luca dice a proposito delle parole pronunciate da Pietro.
Così anche noi quando desideriamo veramente costruire tre tende, anzi l’unica tenda, quella di Cristo, perché siamo trasfigurati dallo splendore della luce del trasfigurato, anche noi non sappiamo quello che diciamo, non sappiamo dove ci porterà il Cristo trasfigurato dove ci invierà e quale folle mentalità ci donerà.
Ed anche stasera nel nostro triduo di preparazione alla festa di San Giuseppe in lui, in San Giuseppe, desideriamo costruire e comprendere quell’unica tenda la cui pietra angolare è Cristo, il trasfigurato.
San Giuseppe nella preghiera e nel sonno della incomprensione si lascia trasfigurare dalla parola, dalla voce che viene dal cielo: Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo.
Questa stessa parola che le nostre orecchie ascoltano ha raggiunto anche San Giuseppe:
Non temere prendi con te Maria la tua sposa.
Così l’angelo nel sogno invita Giuseppe a prendere Maria, la fidanzata, incinta per opera dello Spirito Santo, come sposa.
Ieri sera siamo stati testimoni di un ascolto obbediente ed abbiamo visto la mano di Giuseppe prendere la mano del piccolo Gesù e con grande emozione abbiamo anche visto la mano di Gesù cercare quella di Giuseppe e in lui rifugiarsi.
E così abbiamo imparato da San Giuseppe a prendere con noi Gesù, a dare la nostra mano a Gesù perché lui possa dare la sua mano a ciascuno di noi.
E stasera: Prendi con te, Maria la tua fidanzata, la Vergine incinta per opera dello Spirito Santo, come sposa.
Giuseppe l’uomo reso giusto dalla Trasfigurazione, dalla sua intimità con il Signore che ogni legge e profezia supera, prende con sé Maria, la sposa e diventa custode in quel momento non solo del bambino ma anche di Maria.
Da Giuseppe Impariamo anche noi ad ascoltare la voce e a comprendere cosa essa ci chiede.
Prendi con te Maria.
Oh com’è bello prendere Maria, la tutta bella e portarla con noi, custodirla; com’è bello prendere con sé la Madre, la più bella, la Madre di Misericordia perché madre di Gesù.
Prendi con te Maria.
Egli non sapeva quello che diceva, così Luca dice di Pietro quando pronunciava quelle parole: È bello per noi essere qui facciamo tre tende.
Oserei dire sottovoce con l’evangelista Luca:
Non sanno cosa significa, oggi, prendi con te Maria.
Maria è Icona della Chiesa e la Chiesa è Icona di Maria.
Allora prendi con te Maria per noi non ha il solo significato di prendere Maria ma di prendere con noi, in Lei e con Lei, anche la Chiesa, come sposa.
Con le parole: Prendi con te Maria a noi, a ciascuno di noi Trasfigurati dalla luce dello Splendore di Cristo, stasera è detto:
Prendi con te la chiesa, come Giuseppe prese con sé Maria;
Ama la chiesa come Giuseppe ha amato Maria.
Il volto altro, trasfigurato e splendente del Signore si è lasciato, si lascerà e si lascia sfigurare sulla croce perché ama la sua unica sposa: la Chiesa.
Nel giorno della Trasfigurazione del Signore, in questo tempo di quaresima, e nel Triduo di preparazione alla festa di San Giuseppe, siamo chiamati ad amare la Chiesa, a custodirla e, se anche è ricca di rughe, di peccati, di bruttezza essa è la nostra Madre che ci ha generati alla vita nel Fonte battesimale.
Amare la chiesa. Ci conceda lo Spirito di amare la Chiesa.
Amare la chiesa è soffrire con lei e per lei, per le sue tante rughe ma tutte già cancellate ed annullate in quella Croce, trono di un volto sfigurato, splendore di luce che brilla a mezzogiorno.
Impariamo da san Giuseppe cosa significa: prendi con te il Bambino, Maria-la Chiesa e alla luce dello splendore della Trasfigurazione costruiamo la Tenda dell’Amore guidati dall’unica voce la cui parola è: Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo!

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