NON SIETE VOI A PARLARE, MA È LO SPIRITO DEL PADRE VOSTRO! [OTTVA DI NATALE (26 dicembre 2018)]

Nel primo giorno dell’Ottava di Natale, la Chiesa pone alla nostra contemplazione il diacono e martire Stefano.

Il Martire Stefano è il primo frutto dell’Amore del Bambino che ieri abbiamo accolto: il Bambino che è il Verbo che si è fatto carne, dono a ciascuno e dono di salvezza.
Ma, la salvezza, dono da accogliere chiede di essere testimoniata con coraggio e con scelte radicali.
Dagli Atti degli Apostoli, oggi ascoltiamo come, in quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, gli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava.

Sì, Stefano è riempito di grazia e di potenza e testimonia con la sua vita sapiente e con le sue scelte quelle beatitudini che Gesù chiede ai suoi seguaci di vivere. Ha testimoniato con la sua vita il Vangelo, la buona novella che predilige i poveri, gli umili, coloro che cercano un porto sicuro per vivere…
Vivere le beatitudini è scegliere di essere condotti davanti ai tribunali, forse anche quelli religiosi, per dare testimonianza del vangelo gridando la dignità di ogni persona che non dipende da una carta di identità o da un passaporto, dal colore della pelle o dalla religione. Gridare forte il Vangelo accogliendo ogni uomo, ogni donna, ogni bambino e bambina, aprendo i porti, raddrizzando le vie e abbattendo ogni montagna.
Vivere le beatitudini, essere portati dinanzi ai tribunali e fidarsi solo dello Spirito del Padre che saprà suggerire quanto dire.

Stefano, il diacono, il martire dinanzi ai suoi uccisori contempla la gloria del Padre. I suoi uccisori sono la luce che permette a Stefano di fissare il cielo e vedere la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e dire: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Viene portato fuori dalla città, come il suo maestro e come il suo maestro muore levando un grido forte al Padre: Perdona loro! Piega le ginocchia, quasi in segno di richiesta di perdono sostituendosi ai suoi aguzzini e a gran voce grida: Signore, non imputare loro questa colpa.

Un Bambino, un martire. Un Martire per un Bambino.

Il Natale che celebriamo non ci lasci freddi o ancor peggio tiepidi ma sia richiesta a Dio di coraggio, sia scelta dell’uomo, di ogni uomo che Dio ama e per il quale ha donato la sua stessa vita.

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