Che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno [Commemorazione dei defunti – 2 novembre 2018)]

Messa 1
1 lett: Gb 19,1.23-27a
Sal: 26 (27)
2 lett: Rm 5,5-11
Vangelo: Gv 6,37-40

In questo giorno in cui la Chiesa ci invita a commemorare tutti i fedeli defunti teniamo fissi gli occhi al cielo certi che siamo stati pensati, creati ed amati non per abitare la polvere della terra ma il Regno di Dio.

Una certezza che la liturgia di oggi, fin dalla antifona di ingresso ci ricorda:
Gesù è morto ed è risorto; così anche quelli
che sono morti in Gesù Dio li radunerà insieme con lui.
E come tutti muoiono in Adamo, così tutti in Cristo
riavranno la vita. (1Ts 4,14; 1Cor 15,22)

E, ancora, prima dell’ascolto della Parola il presbitero tenendo le braccia alzate così ha pregato:
Ascolta, o Dio, la preghiera che la comunità dei credenti
innalza a te nella fede del Signore risorto, e conferma in noi
la beata speranza che insieme ai nostri fratelli defunti risorgeremo
in Cristo a vita nuova.

Ma egli disse loro:
“Non abbiate paura!
Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso.
È risorto, non è qui.
(Mc. 16,6)
Commemoriamo i defunti nella gioia che quanto Giobbe ha sperato ed ha creduto è stato inciso sulla roccia, è diventata parola scritta, fissata in un libro e impressa con stile di ferro e con piombo: Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro.

I nostri defunti fanno esperienza di quanto Giobbe ha sperato ed ha creduto e di questo noi gioiamo e, se per Giobbe era una speranza per noi è speranza cristiana, è certezza, è fede autentica espressa bene dal salmo responsoriale e dalle parole: Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Fede espressa e ripetuta per ben quattro volte.

Commemoriamo i defunti ma via ogni lacrima ed ogni tristezza e lutto. L’apostolo Paolo scrivendo ai Romani ricorda loro che la speranza non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo. Infatti, quando eravamo ancora deboli, cioè sottomessi alla morte, Cristo morì per gli empi, morì per i peccatori, morì per sconfiggere la morte che rende empio e peccatore.

Gesù, ricordati di me quando
entrerai nel tuo Regno!».
«In verità ti dico: Oggi sarai
con me in Paradiso»
(Luca 23, 42-43)
Via ogni tristezza, via ogni lutto, via ogni colore nero ma solo lo splendore della luce, del bianco che tutto manifesta e fa vedere. E cosa vedere in questo splendore di luce? La certezza che il Figlio di Dio Gesù nella Croce ha adempiuto la volontà del Padre: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.

La morte non ha più potere, in Cristo è stata sconfitta per sempre!

Commemoriamo i nostri defunti e dinanzi al loro sepolcro e alla loro foto preghiamo e lodiamo il Signore con le parole che la liturgia canta nell’antifona di comunione:
“Io sono la risurrezione e la vita.
Chi crede in me, anche se muore, vivrà;
e chiunque vive e crede in me,
non morrà in eterno”. (Gv 11,25-26)

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