Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me! [XXX Domenica T.O. – anno B (28 ottobre 2018)]

Gesù sta uscendo da Gerico per continuare il cammino verso Gerusalemme.

Siamo quasi alle porte della città e i discepoli continuano a non comprendere, continuano a non voler vedere le orme che il maestro sta tracciando.

Ed ecco un cieco è sul ciglio della strada. Egli è Bartimèo, figlio di Timèo, discendente di un uomo onorato e celebrato, così come lascia intendere l’origine greca del nome Timèo.
Bartimèo è sul ciglio della strada, escluso dalla sua condizione di cecità dalla vita sociale, costretto a mendicare, a stare seduto, forse in ginocchio, fermo.

Con le parole di Papa Francesco potremmo definirlo, oggi, uno scarto.

Cosa rimane a questo uomo? L’orecchio che gli permette di ascoltare. La voce che gli permette di chiedere l’elemosina a coloro che passano.

Quanti uomini oggi si trovano nella stessa situazione! E sono ancora di più, oggi, coloro che hanno perso la vista della speranza, della fede, della carità e si trovano sul ciglio della strada, immobili, dormienti.

E Bartimèo ascolta che sta passando Gesù, ne avrà sentito parlare. Sta passando, lo comprende con l’orecchio che, davanti a lui, sulla strada che lo vede abbandonato sul ciglio, sta passando Gesù di Nazareth. Ed allora con l’unico mezzo che ha a disposizione grida: Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!

Bartimèo non chiede la vista ma chiede al Figlio di Davide di accorgersi della sua presenza, di voltare il suo sguardo verso quello scarto, che è proprio lui. Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!

Due sono le reazioni di fronte a quella voce assordante, fastidiosa, che distraeva l’attenzione dei tanti verso il maestro che passava.
La prima reazione, quella dei molti che rimproveravano Bartimèo perché tacesse.
La seconda, quella unica del maestro, che si ferma ed invita i suoi e, forse tutta la folla, a chiamarlo. Gesù desidera che tutti volgano lo sguardo verso il cieco, che tutti si accorgano della sua presenza.

Non passare oltre dinanzi al povero, allo scarto che sta seduto sul ciglio della strada, che sta seduto magari all’ingresso della tua bella chiesa ma, fatti attento al maestro che ti dice: Chiamatelo. Volgi il tuo sguardo a lui. Quasi a dire: non puoi vedere il maestro se non per mezzo di quella lente che è l’escluso, il povero, il cieco.

Tante celebrazioni eucaristiche non ci permettono di vedere il Cristo nel Pane e nella Parola perché abbiamo lasciato fuori quell’unica possibilità che ci avrebbe permesso di vedere: il povero che chiedeva l’elemosina.

Chiamatelo. E Bartimèo lascia tutto, lascia il suo unico mantello e si affida a Gesù, da lui solo attende qualcosa. Questo è il momento del miracolo, questo è il momento in cui Bartimèo inizia a vedere, questo è il momento in cui risorge e in piedi sta dinanzi a Gesù, va da Gesù.

E Gesù adesso chiede a Bartimèo: Cosa vuoi che io faccia per te! Conosciamo la risposta. La vista, che io possa tornare a vedere. La vista per Bartimèo è speranza, è fede, è carità e adesso si trova innanzi la speranza, la fede, la carità in Gesù di nazareth che gli sta dinanzi.

Adesso vede. La sua fede, il suo coraggio nel buttare il mantello gli ha permesso di incontrare la fede, la speranza, la carità.

Va’, la tua fede ti ha salvato. E Bartimèo adesso va’. Ma Bartimèo va’, adesso, dietro Gesù, lungo la strada che porta a Gerusalemme.

Come chiesa riabbracciamo la fede, la speranza, la carità.

Come Chiesa abbandoniamo ogni nostra certezza, ogni nostro mantello.

Come Chiesa seguiamo lungo la strada Gesù verso Gerusalemme, la città santa e, come chiesa, in questo nostro camminare non dimentichiamo di chiamare volgendo a loro il nostro sguardo tutti coloro che siedono lungo la strada a mendicare.

È la nostra missione e, loro i mendicanti, sono i nostri preziosi bastoni che ci condurranno a Gerusalemme, a vedere la luce della risurrezione.

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