Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. [XXII Domenica – B (02 settembre 2018)]

Scribi e farisei vengono da Gerusalemme e si riuniscono tutti attorno a Gesù. Sembrano in atteggiamento di ascolto ma sono distratti dal comportamento dei discepoli: questi, i discepoli, prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate. L’evangelista Marco così precisa: i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti.
Allora i farisei e gli scribi chiedono a Gesù: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ma quale tradizione i discepoli non stanno rispettando? Quali sono i comandi che il Signore ha dato e che è necessario osservare?
Nella prima lettura, presa dal libro del Deuteronomio, così come ce la propone la liturgia è difficile comprendere quali sono le norme e le leggi che bisogna mettere in pratica perché si possa avere la vita ed entrare in possesso della terra che il Signore sta per dare. Anzi, letta così, omettendo i due versetti, dal 3 al 5, sembra quasi che i farisei e gli scribi hanno ragione e, noi, facciamo riferimento, con semplicità ai comandamenti di mosè.
Ma quale parola la liturgia? Ascoltiamo: “I vostri occhi videro ciò che il Signore fece a Baal-Peor: come il Signore, tuo Dio, abbia sterminato in mezzo a te quanti avevano seguito Baal-Peor; 4ma voi che vi manteneste fedeli al Signore, vostro Dio, siete oggi tutti in vita. 5Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore, mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso”.
Il popolo ha visto ciò che il Signore ha compiuto in coloro che lo avevano abbandonato, anzi ha visto quali sono state le conseguenze per coloro che hanno abbandonato il Signore: lo sterminio. Mosè aggiunge e ricorda: ma voi che vi manteneste fedeli al Signore, vostro Dio, siete oggi tutti in vita.
Qual è allora la saggezza e l’intelligenza da osservare e da mettere in pratica per avere la vita? “Mantenersi fedeli a Dio, al Signore”. Il Signore non chiede dei comportamenti ma un atteggiamento di cuore: la fedeltà al suo amore, lo sforzo a questa fedeltà. Essere fedeli a Dio che è vicino a noi ogni qual volta lo invochiamo.
Comprendiamo adesso quanto Gesù risponde ai farisei e agli scribi, riprendendo il profeta Isaia: Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Sì, Gesù accusa farisei e scribi di osservare e di mettere in pratica tanti comportamenti esteriori, tante leggi che sono precetti di uomini ma di non essere fedeli a quel Dio che è vicino ad ogni uomo, che abita il cuore stesso dell’uomo. Trascurando il comandamento di Dio, cioè, rimanere fedeli con tutte le forze alla sua fedeltà, si osservano leggi e norme che sono tradizione degli uomini e non di Dio.
Un cuore fedele a Dio è un cuore puro e niente di tutto ciò che è fuori di lui può renderlo impuro.
Ma un cuore infedele, impuro è fonte di male, da esso scaturiscono propositi di male. E Gesù fa un elenco di ben dodici propositi di male, a sottolineare che tutto il male ha origine da un cuore impuro: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.

Osserveremo la tradizione e le leggi rimanendo fedeli al Signore, una fedeltà che è dono gratuito della stessa fedeltà di Dio che è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo e che chiediamo di rimanere fedeli a lui.

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