Rimanete in me e io in voi. (V di Pasqua – B)

Rimaniamo in Lui
lasciamo che Lui dimori in noi
riempiendoci del suo Spirito bello e buono,
il Frutto bello e buono da portare con abbondanza
ed allora, e solo allora,
la Vita del tralcio, la nostra vita,
donerà frutti abbondanti, sarà amore.

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Rimanete in me e io in voi!

In questa quinta domenica di Pasqua, tempo dello Spirito e di attesa dello Spirito, l’evangelista Giovanni ci presenta l’immagine della vite vera.
Gesù è il pastore bello, lo abbiamo ascoltato domenica scorsa ma è anche la vite vera il cui agricoltore è il Padre e i tralci siamo noi, le pecore del pastore bello.
Tutti oggi chiamati a rimanere attaccati come tralci alla vite vera, il pastore bello!

Rimanete in me!

È l’invito che oggi la Chiesa tutta ascolta dal suo Pastore bello: Rimanete in me!

Ma dove siamo stati attratti come tralci dalla vite vera? Quando siamo nati come tralci della vite vera?

Tutto questo è avvenuto in quel monte alto, quando lui, Gesù, la vite vera, veniva innalzata alta sul palo della Croce. Dall’alto della Croce ci ha attratti tutti a sé, tutti ci ha resi tralci di quell’unico albero, l’albero della vite vera.

Non si tratta innanzitutto di un rimanere per portare frutto, cioè per produrre una grande quantità di frutti, di azioni buone, generose, secondo il vangelo ma, di un rimanere attaccati alla vite vera per ricevere e, quindi portare con se e in se, quel respiro, quel soffio vitale, quello Spirito buono, il solo frutto della vite vera, che dà vita vera.

Rimanere attaccati alla vite vera è scoprire che Dio è più intimo a me di me stesso, lui abita il nostro cuore e il nostro cuore abita le sue viscere!

È lo Spirito che dà vita ed è lo Spirito che giunge a noi per mezzo della vite vera: Gesù, il Crocifisso e risorto!

Chi non ha lo Spirito è morto, a nulla serve, va tagliato e, perché secco, va bruciato.

Rimanete in me e io in voi. Abitiamo lo spazio delimitato dall’ombra della Croce, dissetiamoci di quel sangue che sgorga dal costato del Cristo e siamo certi del nostro rimanere in Lui, attaccati come tralci alla vite vera ed allora la vite vera rimarrà in noi, diventerà un tutt’uno con noi e donandoci Spirito Santo (il Frutto buono) ci fa unità.

E il Padre che è l’Agricoltore pota il tralcio che già porta frutto perché porti più frutto.

Non si tratta, ripeto, di quantità di frutti da produrre ma di “Frutto bello “ da portare, di “Frutto buono” con cui essere riempiti. E l’unico “Frutto bello e buono” della “Vite vera” è lo “Spirito bello e buono”.

Sì, il Padre pota, taglia, brucia perché ogni tralcio morto ruba spazio allo Spirito, non permette allo Spirito di rimanere in noi e a noi di rimanere in Lui. Ogni potatura all’istante è dolorosa ma porta frutto perché dà spazio allo Spirito, permette quel rimanere in me e io in voi.

E la potatura non la decide il tralcio stesso, non la decide nemmeno la vite vera, ma solo l’agricoltore, il Padre che conosce bene l’uomo.

Rimaniamo in Lui
lasciamo che Lui dimori in noi
riempiendoci del suo Spirito bello e buono,
il Frutto bello e buono da portare con abbondanza
ed allora, e solo allora,
la Vita del tralcio, la nostra vita,
donerà frutti abbondanti, sarà amore.

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