Quale segno ci mostri per fare queste cose? [III Quaresima – B (4 marzo 2018)]

Quale segno ci mostri per fare queste cose? [Gv. 2,18]

Così si rivolgono a Gesù i Giudei dopo averLo visto cacciare fuori dal tempio le pecore, i buoi e rovesciato a terra il denaro dei cambiamonete.

Con l’apostolo Paolo rispondiamo noi ai Giudei di allora e annunciamo all’uomo di oggi: mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio [1Cor 1,22-25].

Siamo scesi dal Monte Tabor, le vesti splendenti del Figlio di Dio hanno abbagliato i nostri occhi e ci hanno permesso di vedere nel Sepolcro vuoto e, adesso, riprendiamo il nostro cammino verso la Gerusalemme, con Gesù saliamo a Gerusalemme.

E, in questo nostro camminare verso la Pasqua, verso la Gerusalemme celeste, e vivere l’intimità con il Signore, la tentazione ritorna, si fa presente in coloro che vendono buoi, pecore, colombe, si nasconde in coloro che seduti cambiano monete.

Come camminare verso la Gerusalemme celeste? Cosa presentare al Signore nel nostro incontro intimo con lui?

In quel gesto e in quel segno che Gesù compie al Tempio, fino a rivolgersi anche ai venditori di colombe dicendo: portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato [Gv. 2,16], scopriamo ed amiamo un Dio che non chiede nulla all’uomo ma tutto si dona gratuitamente.

In quel gesto e in quel segno che Gesù compie al Tempio, scopriamo ed amiamo un Dio che non è il Dio presentato dai sacerdoti del tempio che chiede monete, buoi, pecore; un Dio che chiede a tutti, anche ai poveri una colomba, ma è il Dio il cui nome è Misericordia, dono gratuito.

In quel gesto e in quel segno che Gesù compie al Tempio, scopriamo ed amiamo quel Dio che, come ci ha ricordato il libro dell’Esodo, vedendo la miseria e la schiavitù del suo popolo, lo fa uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile, senza chiedere niente, senza imporre nessuna legge.

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere [Gv. 2,19]

Camminiamo verso la Pasqua tenendo fisso lo sguardo sulla Croce e il Crocifisso ad essa appeso con la certezza che quella Croce, al pari del Sepolcro, dopo tre giorni sarà vuota per sempre.

Saliamo ed andiamo alla Pasqua non con buoi o pecore, con monete o colombe, ma con mani vuote in attesa di essere riempite dallo Spirito santo, Misericordia di Dio.

Il nostro cuore, al pari delle nostre mani, sia contrito, svuotato da ogni miseria del mondo per accogliere e raccogliere il Sangue di Cristo, Misericordia di Dio.

La nostra mente, al pari delle nostre mani e del nostro cuore, abbandoni ogni pensiero mondano, miraggio nel deserto, per accogliere la Sapienza della Croce, Misericordia di Dio.

E se nel nostro camminare verso la Pasqua fissiamo lo sguardo a Cristo Crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i greci, e riempiamo le nostre mani, il nostro cuore, la nostra mente della Misericordia di Dio, nel nostro raggiungere la Gerusalemme celeste, nel nostro incontro definitivo con il Signore della vita, presenteremo a Lui, non pecore o buoi, non monete o colombe, ma Cristo Crocifisso, che dall’alto della Croce ha già acquistato per noi il giardino dell’Eden, il giardino dell’Amore, con quel forte grido, con quelle uniche ed irripetibile parole: Padre, perdona loro perché non sanno ciò che fanno [Lc. 23,34].

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