MAESTRO DOVE DIMORI (II T.O.-B) 14/01/2018

Con questa domenica iniziamo il tempo liturgico detto Ordinario nel quale faremo memoria dell’evento di salvezza che Dio da sempre ha pensato per l’uomo e che trova il suo pieno compimento nel Cristo Gesù, quel bambino, Uomo-Dio, che abbiamo atteso nel tempo dell’Avvento ed abbiamo imparato ad amare conoscendolo in modo intimo nel tempo di Natale.
Il tempo dell’Avvento si è aperto con il Battista e il suo invito a preparare la strada del Signore.
Il tempo di Natale si è concluso alle acque del Giordano, luogo del Battista, ed abbiamo ascoltato la voce dal cielo: “questi è il mio figlio diletto”, mentre Gesù veniva battezzato e lo Spirito Santo scendeva come Colomba su di lui.
Il tempo ordinario, oggi, si apre ancora una volta con la grande figura del Battista che fissando lo sguardo su Gesù, mentre passava, lo indica ai suoi due discepoli: “Ecco l’agnello di Dio”. E i due discepoli lasciavano Giovanni il Battista per seguire Gesù, il maestro.
Giovanni il Battista e il sacerdote Eli indicano rispettivamente ai due discepoli e al piccolo Samuele, Dio da seguire:
• Colui che chiama per nome, che non si stanca di chiamare per nome Samuele, che per ben tre volte, mentre gli è vicino, chiama il piccolo Samuele.
• Colui che passa e, voltandosi dice a chi gli chiede: Dove dimori? Venite e vedete!
Samuele corre dal maestro, dal sacerdote Eli che comprese che il Signore lstava chiamando Samuele. “Va a dormire”, dice il sacerdote Eli a Samuele, “e se ti chiamerà di nuovo rispondi: Parla, perché il tuo servo ti ascolta”.
Ad inizio del tempo ordinario poniamoci nello stesso atteggiamento di Samuele e, se ascolteremo con le nostre orecchie il Signore che ci chiama, rispondiamo: ”Parla, perché il tuo servo ti ascolta”.
Facciamoci servi di una Parola da ascoltare e come Samuele cresciamo con il Signore che ci è accanto e non lasciamo andare a vuoto una sola delle parole del maestro Gesù.
Ed ancora, come chiesa, seguiamo l’esempio del sacerdote Eli e del Battista e facciamoci testimoni, non solo con la nostra parola ma anche soprattutto con la vita, di Dio: indichiamo e predichiamo con parresia lui, solo lui, Gesù che passa.
Evitiamo quell’inganno tanto presente in tanti cristiani vicini alla parrocchia: non indicano Gesù ma propongono solo una morale ed una legge di cui nemmeno loro si sanno fare carico.
Ad inizio di questo tempo liturgico è lecito chiedere ancora a Gesù, come fecero i due discepoli del Battista: “dove dimori?”
Ed ascolteremo, ancora una volta, quelle parole di Gesù: venite e vedrete.
Sì, in questo nuovo cammino ma tanto antico perché fatto sui solchi del cammino dei nostri padri, scopriremo dove abita il maestro, scopriremo e dimoreremo con il maestro, laddove egli ci vorrà e non dove desideriamo trovarlo e dimorare con lui.
“Dove dimori maestro?”
Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Così l’apostolo Paolo ricorda alla comunità di Corinto.
Mentre cerchiamo e chiediamo: dove dimori maestro? scopriamo che è più intimo a noi di noi stessi: Il suo Spirito abita il tempio del nostro corpo.
Lasciamo che il nostro corpo sia sempre più Tempio dello Spirito e, mentre andremo e vedremo dove gli dimora per rimanere con lui, con il Salmo 39, chinato il capo diciamo:
Ho sperato, ho sperato nel Signore
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto alla mia preghiera.
Allora ho detto: Ecco io vengo per fare la tua volontà,
questo io desidero
poiché la tua legge e nel mio cuore,
tu sei più intimo a me di me stesso.

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