In quel tempo Gesù si rivolse alla folla [XXXI TO – A]

Avremmo desiderato darvi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.
Così l’apostolo Paolo rivolgendosi alla comunità di Tessalonica, che di certo ama e nutre come una madre ha cura delle proprie creature, dichiara il suo rimpianto per non aver dato loro, insieme al vangelo, tutta la sua stessa vita. Forse perchè ha lavorato giorno e notte per non essere di peso ad alcuno.

Ma cosa avrebbe potuto e voluto dare insieme al vangelo?

La sua testimonianza di fedeltà al Signore nelle opere e nella carità verso tutti.
Una testimonianza ed una carità che avrebbe coronato di vita il vangelo annunziato.
È il desiderio della testimonianza del martirio ad imitazione di colui che sulla strada di Damasco lo chiamò per essere la “sua parola per i gentili”.

“Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno.”

E Gesù nel vangelo si rivolge alla folla e ai suoi discepoli e li invita a praticare e ad osservare tutto ciò che gli scribi e i farisei, seduti sulla cattedra di Mosè, dicono mentre non devono agire secondo le loro opere, perché ciò che essi insegnano non lo mettono in pratica.

È un annuncio, un insegnamento quello degli scribi e dei farisei, che manca della testimonianza.
È un annuncio, un insegnamento quello degli scribi e dei farisei, che manca della carità, infatti legano fardelli pesanti e difficili da portare sulle spalle degli altri mentre essi non vogliono muoverli nemmeno con un dito!

Questo rimprovero sembra rivolto oggi ai sacerdoti e a coloro che sono ministri della Parola ma Gesù innanzitutto si rivolge alla folla, al popolo e, forse, anche tra il popolo, tra i cristiani di oggi ci sono coloro che dicono e non fanno, anzi ancor peggio, puntano il dito contro gli altri.

Questo è un rimprovero innanzitutto per chi ascolta la Parola!

“Signore, non si esalta il mio cuore né i miei occhi guardano in alto; non vado cercando cose grandi né meraviglie più alte di me.”

È un rimprovero che impone a ciascuno un serio esame di coscienza per chiedersi: ciò che dico lo vivo? Ciò che insegno ai miei figli lo metto in pratica? Ciò che chiedo alla mia sposa o al mio sposo lo incarno nella mia vita? Ciò che chiedo agli altri lo dono io per primo? Un esame di coscienza nel tempo di Dio e nello spazio di un cammino in cui ciascuno vive il suo essere discepolo e figlio dell’unico Padre.

È proprio così, anche oggi come ieri, nella chiesa e tra i membri della chiesa spesso vive un vangelo annunciato ma non testimoniato, detto ma non vissuto, letto ma non ascoltato.

Oggi come ieri le nostre orecchie ascoltano quella voce: Essi dicono e non fanno.

Chiediamoci cosa non fanno gli scribi e i farisei, specialmente questi ultimi che osservano la legge scrupolosamente?

“Voi invece avete deviato dalla retta via e siete stati d’inciampo a molti con il vostro insegnamento… Non abbiamo forse tutti noi un solo padre?”

Il profeta Malachia dà voce al Signore degli eserciti e ai sacerdoti preannuncia la maledizione “se non ascolterete” e “non date gloria al mio nome”. Non ascoltano, i sacerdoti, ed allora si sono allontanati dalla retta via, il loro insegnamento è d’inciampo a molti, hanno dimenticato di essere figli dell’unico padre.

Se non ascolterete! È un invito a ritornare ad ascoltare.

Ciò che Gesù rimprovera a coloro che siedono sulla cattedra di Mosè è, ancora una volta, la mancanza dell’ascolto della Parola nello spirito.

È dall’ascolto della Parola, da un ascolto nello Spirito della Parola che apprendiamo ad essere discepoli e riconosciamo l’unico maestro di vita, il “rabbì” della gente.
È ancora dall’ascolto della Parola, da un ascolto nello Spirito della Parola che impariamo a riconoscere il Padre, l’unico Padre, quello celeste.
È dall’ascolto della Parola, da un ascolto nello Spirito della Parola che siamo resi capaci di camminare sulla retta via, riconoscendo la Guida, il Cristo, che non elimina le nostre cadute ma sempre ci dona la sua mano per rialzarci e riprendere il cammino.

“perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti.”

L’Apostolo Paolo ringrazia Dio continuamente perché, la comunità di Tessalonica a cui ha trasmesso il Vangelo, ricevendo la Parola di Dio, udita dalla voce dell’Apostolo, l’ha accolta non come Parola di uomini ma, qual è veramente, Parola di Dio che opera in coloro che credono.

Invochiamo sempre dallo Spirito la capacità di un ascolto attento della Parola che sola può trasformare la nostra vita in testimonianza di ciò che annunciamo e predichiamo con il suono della voce.

Tutti testimoni dell’unico maestro. Tutti chiamati ad ascoltare come discepoli.
Tutti testimoni dell’unico amore del Padre che non chiede ai figli tanto di essere amato quanto di amarsi vicendevolmente.
Tutti testimoni sulla strada tracciata da Cristo, la Guida: la strada della gioia eterna che passa attraverso il legno della croce che, se per un verso la rende buia con la sua ombra, per altro verso è il solo capace di farci rialzare quando cadiamo perché non si può guardare l’albero della vita se non alzando gli occhi.

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