Lavorare nella vigna da servi, mai da padroni! [XXVII TO – A]

Ancora una parabola Gesù racconta ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, la parabola dei vignaioli omicidi. Un uomo piantò una vigna in un terreno che possedeva, la circondò con una siepe, vi scavò una buca e vi costruì una torre.
“Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. (Is. 5,1)” È la vigna cantata e raccontata dal profeta Isaia, quella vigna amata, custodita e per la quale innalzare un cantico d’amore. Tutto la vigna era per il diletto e tutto l’amore della vigna il diletto desiderava. Ma la vigna non ha prodotto uva e mentre il diletto aspettava pazientemente essa produsse solo acini acerbi.
Che delusione per il diletto!
Cosa fare alla vigna?
Ed ecco Isaia profetizzare: Dio toglierà dalla vigna la sua siepe, la trasformerà in un pascolo e sarà calpestata da tutti perché il muro di cinta sarà demolito. Un deserto diventerà quel terreno che accoglieva la vigna perché non sarà più vangata e non avrà più acqua.
La vigna di Isaia è la casa d’Israele, gli abitanti di Giuda: da loro, popolo eletto tra tutti i popoli Dio si aspettava giustizia ed invece il grido degli oppressi e lo spargimento di sangue giungono alle orecchie e al cuore di Dio.
Questa la vigna e la sua sorte profetizzata da Isaia.
“Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. (Mt. 21,33)” Nella parabola raccontata da Gesù l’uomo, padrone della vigna, quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Quei servi, i primi e tutti gli altri inviati furono bastonati, uccisi, lapidati dai contadini perché volevano impossessarsi della vigna. Chi inviare allora? Il figlio, avranno rispetto del figlio, così pensò il padrone della vigna, ma i contadini visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
La parabola è raccontata da Gesù ai sacerdoti e agli anziani perché dimenticando che il popolo appartiene a Dio, al suo creatore e liberatore desiderano impossessarsi del popolo stesso e renderlo schiavo delle loro leggi e di una religiosità che non salva.
Il nuovo popolo di Dio è la Chiesa, la nuova vigna da Dio stesso circondata dalla siepe dell’amore, bagnata dal sangue e la cui torre è la croce del Figlio, preso, cacciato fuori e ucciso ma risorto il terzo giorno.
Questa nuova vigna è affidata ancora una volta a dei contadini, a dei nuovi sacerdoti ed anziani che oggi sono i vescovi e i sacerdoti e, per certi aspetti anche i diaconi.
Questa parabola di certo allora è rivolta ai vescovi, ai sacerdoti e, anche ai diaconi per ricordare loro che la chiesa, la nuova vigna, la diletta appartiene allo sposo e, come contadini tutti dobbiamo lavorare perché essa produca uva e non acini acerbi.
Come servi di Cristo e servi della Chiesa, soprattutto i diaconi, dobbiamo invocare continuamente lo Spirito perché allontani da noi quel desiderio di potere, travestito spesso della veste di servizio, che ci porta ad essere come quei contadini, pronti ad uccidere il figlio per impossessarci della vigna.
Lavorare nella vigna da servi, mai da padroni.
Ma nella chiesa, in una Chiesa Corpo di Cristo, sposa dello sposo, popolo in cammino, tutti siamo corresponsabili della vigna e dei suoi frutti per il battesimo che abbiamo ricevuto e per il dono dello Spirito.
Ogni battezzato sa bene che quella vigna non gli appartiene, e in una chiesa dove i laici sono chiamati a collaborare con il sacerdote o i vescovi e non ad essere corresponsabili della vigna, addirittura si arriva a pensare che la chiesa stessa è proprietà del clero, del papa, dei vescovi, dei sacerdoti, finanche dei diaconi.
Ma il battesimo e il dono dello Spirito ci ha reso tutti corresponsabili della vigna, tutti servi del padrone e contadini nella vigna perché essa produca uva buona.
“La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi. (Mt. 21,42)”Non accada a quanti sono chiamati ad edificare la chiesa, cioè a tutti i battezzati, di scartare proprio la pietra angolare, quella pietra che è Cristo stesso, per amore del potere, per impossessarsi della vigna, per essere padroni. Non accada di scartare proprio quella pietra angolare che sono i poveri, i pubblicani e le prostitute che hanno ascoltato la parabola e si sono convertiti ed infine non ci accada di imitare i sacerdoti, i farisei e gli anziani, così come detto al versetto 45 che, compresero che Gesù parlava di loro ed allora cercavano di catturarlo proprio come i contadini con i servi inviati dal padrone della vigna.

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