I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio [XXVI T.O.]

Gesù chiama tutti a lavorare nella sua vigna, chiama dalle prime ore della giornata fino all’ultima ora. Chiama sempre perché desideroso che tutti abitino la sua vigna.
La ricompensa abbiamo visto è generosa, a vantaggio sempre di colui che è chiamato.
Ed oggi il vangelo riporta un’altra parabola che Gesù racconta ai sacerdoti e agli anziani del popolo.
La parabola ci presenta un Padre, due figli, una vigna. Non abbiamo più un padrone ma un uomo che è padre perché coloro a cui si rivolge sono i suoi figli, i suoi due figli. Ad entrambi i figli il padre chiede di andare a lavorare nella sua vigna. Mi sembra importante mettere in risalto l’oggi in cui sono chiamati a lavorare nella vigna. Ai due figli non è data la possibilità di scegliere quando lavorare nella vigna. Oggi il padre li chiama e li invia, ed oggi i figli devono lavorare nella vigna del Signore.
“Oggi il Padre chiama ed oggi i figli devono lavorare nella vigna.” Quando il Padre chiama è necessario lasciare tutto, ogni impegno ed ogni fatica. Oggi il Padre chiama ed oggi i figli devono lavorare nella vigna.
Non imitiamo gli invitati, di un’altra parabola di Gesù, quegli invitati alle nozze che per motivi diversi, chi si sé sposato, chi deve lavorare i campi, chi deve seppellire i genitori, rinunciano al pranzo delle nozze. Ed allora alle nozze sono invitati altri, i poveri, coloro che abitano i crocicchi delle strade, oggi, con Papa Francesco diremmo, sono invitati coloro che abitano le periferie della città o delle nostre stesse chiese, comunità parrocchiali.
Ad entrambi i figli viene chiesto di andare a lavorare nella vigna. Il primo risponde di sì ma poi non va, il secondo invece pur rispondendo di no, va.
“Ognuno di noi assomiglia un po’ al primo figlio e un po’ al secondo figlio.” Nei due figli ci siamo un po’ tutti noi. Ognuno di noi assomiglia un po’ al primo figlio e un po’ al secondo figlio. Spesso siamo entusiasti ed allora rispondiamo subito di sì ma… le spine, le pietre che sono presenti in noi soffocano il nostro entusiasmo ed allora ci fermiano, non andiamo più a lavorare nella vigna. Altre volte invece ci sentiamo stanchi, incapaci e, poi, eccoci a lavorare nella vigna con tanto entusiasmo!!!
Facciamo nostre le parole del salmo 24 e chiediamo al Signore che è misericordioso: fammi conoscere le tue vie, insegnami i tuoi sentieri, guidami nella tua fedeltà, istruiscimi perché tu sei il Dio della mia salvezza! Io spero, cioè, io attendo da te tutto questo, concedimi il tuo santo Spirito, sia lui a lavorare in me, sia lui la forza nella fatica, la gioia nella sofferenza, la potenza nella debolezza!
Ma Gesù va oltre, supera questa prima spiegazione possibile della parabola e rivolgendosi ai sacerdoti e agli anziani del popolo che hanno risposto bene alla domanda chi dei due ha compiuto la volontà del padre? Il primo, aggiunge: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.
“Lavorare nella vigna del Signore ha un nome: conversione. La vigna del Signore che siamo chiamati a lavorare è il nostro cuore, la nostra carità, il nostro amore per il prossimo, il nostro accogliere il povero e colui che tende, con occhi bassi, la sua mano.” Lavorare nella vigna del Signore ha un nome: conversione. La vigna del Signore che siamo chiamati a lavorare è il nostro cuore, la nostra carità, il nostro amore per il prossimo, il nostro accogliere il povero e colui che tende, con occhi bassi, la sua mano.
Accogliamo quanto l’apostolo Paolo scrive ai Filippesi e comprendiamo che compiere la volontà del Padre, cioè andare a lavorare nella vigna, è rigettare ogni vanagloria e con umiltà, avendo gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, considerare gli altri superiori a se stessi, non cercare il proprio interesse ma quello del prossimo, del fratello, di colui che abita la tua stessa casa.
Lavorare nella vigna del Signore è disporre ogni giorno il nostro cuore a pentimento, desistere dall’ingiustizia, è, come ci suggerisce il profeta Ezechiele nella prima lettura, compiere ciò che è retto e giusto, è riflettere e allontanarsi dalle colpe commesse.
“Abbiamo bisogno del dono dello Spirito Paraclito e Consolatore.” Abbiamo bisogno di un aiuto nel nostro lavorare la vigna del Signore, nel nostro convertirci giorno dopo giorno. Ma, abbiamo bisogno innanzitutto di prendere coscienza del nostro peccato, della nostra vanagloria, delle nostre rivalità per deciderci di lavorare nella vigna del Signore.
Abbiamo bisogno del dono dello Spirito Paraclito e Consolatore. Abbiamo bisogno del dono dello Spirito.
O Padre, misericordioso e pietoso, continua sempre ad effondere su di noi la tua grazia, perché camminando verso i beni da te promessi, diventiamo partecipi della felicità eterna.

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