2000 giugno 11: PENTECOSTE [Ingresso del Vescovo in Diocesi]

La liturgia del tempo Pasquale, che oggi nella Solennità di Pentecoste ha il suo coronamento e la sua conclusione, richiama alla mente e al cuore quanto abbiamo contemplato nella Pasqua e in questo periodo e ce lo fa rivivere, intensamente, in un incontro gioioso, dominato dall’Alleluia: “le meraviglie compiute dal Signore”, il prodigio della sua Salvezza, la “pietra scartata dai costruttori” diventata “pietra angolare”, il Cristo vivente nella sua Chiesa, “edificio costruito da noi pietre vive”, il dono dello Spirito, la sua azione, i suoi carismi.

Nella prima settimana della Quaresima, nel marzo scorso mi preparavo alla celebrazione della Santa Pasqua e pensavo di dover contemplare e vivere il Mistero del Cristo risorto, come negli altri anni, nell’impegno di scoprirne e irradiarne la luce nella vita di ogni giorno, che mi era abituale, nei compiti e nei servizi, che la Provvidenza mi aveva chiesto negli ultimi 14 anni, come Vescovo Ausiliare, e nei tanti altri ai quali mi ero dedicato da decine di anni e in alcuni, persino, da quasi 43 anni, dal giorno della mia ordinazione di presbitero.

“All’improvviso, inaspettatamente, sono stato chiamato a contemplare e a vivere il Mistero Pasquale, in modo singolare, sorprendente, in questa santa Chiesa” All’improvviso, inaspettatamente, sono stato chiamato a contemplare e a vivere il Mistero Pasquale, in modo singolare, sorprendente, in questa santa Chiesa, che è in Cefalù, in questo incontro, inizio del mio servizio episcopale a Voi, Popolo santo del Signore, sacerdotale e regale.

Ho tanto trepidato e trepido ancora, in questo momento, consapevole dei miei limiti, ma comprendo che è mio dovere abbandonarmi all’azione dello Spirito Santo e presentarmi a voi come umile e sollecito servo del Signore e del suo Popolo.

Sono fiducioso nella protezione di Maria, Madre di Gesù e Madre nostra dolcissima, perché ho imparato per lunga e gioiosa esperienza l’efficacia, la sicurezza e la soavità del suo amore materno.

Mi sento incoraggiato e sostenuto dalla vostra festosa ed affettuosa accoglienza: vi ringrazio con tutto il cuore e chiedo al Signore di ricompensarvi per questo vostro dono generoso, che mi è immensamente gradito.

Sono per me motivo di gratitudine ala Divina Provvidenza e come suoi particolari richiami a ravvivare la mia fiducia in lei due singolari coincidenze con la data odierna 11 giugno, certamente presenti alla “regia” della stessa Provvidenza, ma per me straordinariamente sorprendenti.

Alla prima ho pensato subito appena ho appreso che fra le date, che io avevo indicato come possibili era stata scelta proprio questa dell’11 giugno, anniversario della canonizzazione a Messina, nel 1988, di S. Eustochia Smeralda, al cui servizio come cappellano sono stato gioiosamente impegnato dal 3 ottobre 1958 fino a questa mattina. Chiaro per me il messaggio, proveniente da questa coincidenza: fiducia negli ideali di santità, di autenticità e di purezza nella fede, propri di questa santa, e dedizione di ardente passione al suo grande amore: Cristo Gesù.

L’altra coincidenza l’ho appresa, il 20 maggio scorso, a Roma dal nostro mons. Crispino Valenziano e mi è sembrata “sconvolgente”: l’istituzione della Diocesi di Cefalù l’11 giugno 1131, alla presenza dell’arcivescovo di Messina, che così diventava metropolitana. Anche in questa coincidenza mi è facile cogliere un invito del Signore: amare questa santa Chiesa, che è in Cefalù, e amarla fino a dono totale di me stesso nella concretezza della sua storia gloriosa, negli splendori delle sue tradizioni e dei suoi monumenti, ma anche nella realtà dei suoi problemi, delle sue sofferenze, delle sue speranze e delle sue aspirazioni.

Queste coincidenze non solo non sono una distrazione nella solennità liturgica di oggi, ma ci aiutano anzi a riconoscere e ad esaltarne meglio il grande divino protagonista: lo Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, perché è Lui che ci guida alla “verità tutta” nella nostra personale adesione di fede e di amore a Cristo Gesù e nella vita multiforme della comunità ecclesiale, nella contemplazione e nell’apostolato, nella catechesi e nella carità.

Sento in me in questo momento la gioia profonda ed intensissima di riconoscere e contemplare l’azione dello Spirito santo in questa nostra santa Chiesa Cefaludense.

Ricordo ancora l’emozione vivissima, che provai quando appresi dal Preside dell’Istituto Teologico di Messina, il salesiano Don Nunzio Conti, nato a Gangi, che in questa nostra Diocesi esiste da secoli, a Gangi, un culto popolare di fervente amore e devozione allo Spirito Santo: una luminosa testimonianza di attenzione a questa persona divina, così poco conosciuta ed amata nel nostro mondo occidentale, ed un segno certo di un saldo legame con l’Oriente cristiano.

Quante altre vivissime emozioni ho provato in questi mesi, dalla prima comunicazione della mia nomina ad oggi, in cui ho cercato di conoscere, studiare ed amare questa Santa Chiesa, che è in Cefalù!

Sono le emozioni che si provano quando si riconosce evidente ed incisiva la presenza dello Spirito santo e si percepisce lo splendore abbagliante della sua azione, che sconvolge e trasforma, vivifica e potenzia, ravviva il lucignolo fumigante e fa divampare impetuoso e travolgente il fuoco dell’amore immenso di Dio.

È questo quanto ho riconosciuto ed ammirato nella storia e nella vita della nostra Diocesi di Cefalù. Così anzitutto nei suoi Pastori, specialmente in quelli degli ultimi decenni, dei quali ho ricevuto tante splendide testimonianze di saggezza e di zelo da coloro, che li hanno conosciuto: Mons. Emiliano Cagnoni, che ha retto la Diocesi per ben 35 anni, il compianto Mons. Calogero Lauricella, e quindi Mons. Salvatore Cassisa, Arcivescovo emerito di Monreale e sua Ecc. Mons. Emanuele Catarinicchia, Vescovo di Mazara del Vallo, che in questo momento ci sono vicini con il loro affetto e la loro preghiera: ad essi rinnovo il mio devoto omaggio ed il mio fervido ringraziamento.

Ho avuto già in diverse occasioni la gioia di manifestare a S. Ecc. Mons. Rosario Mazzola, mio immediato predecessore, la mia stima, il mio devoto affetto e la mia fiducia nella sua saggezza ed esperienza di Pastore. In questa occasione non posso fare a meno di ripetere con rinnovato vigore quanto ho scritto ne mio messaggio del 13 maggio scorso, come motivo di gratitudine al Signore e a lui personalmente, facendo risaltare che il dono del suo Episcopato risplendeva per “il suo luminoso ed incisivo magistero, la sua sollecitudine, le sue fatiche e le innumerevoli iniziative, scaturite dalla sua saggezza e dal suo zelo nell’impegno costante per il rinnovamento della Chiesa nella fedeltà al Vangelo, nell’autentico spirito del Vaticano II e nel dialogo con il mondo del nostro tempo”.

E non posso fare a meno di aggiungere la stessa doverosa conclusione: “Affinché la fecondità di questo dono continui ininterrotta elevo al Signore la mia più fervida preghiera ed offro il mio servizio di dedizione.

Mi sia ora permesso esprimere ad alta voce la mia lode di gratitudine allo Spirito Santo per le meraviglie, che egli ha compiuto e compie nella vitalità di quell’organismo vivente di Cristo Gesù, che è questa nostra comunità diocesana.

C’è anzitutto la fioritura e il profumo di quella perenne primavera, che è la preghiera, la contemplazione, il silenzio di raccoglimento. Sono stato felice nell’ascoltare tante consolanti testimonianze, di conoscere la diffusione delle fervide tradizioni eucaristiche, della filiale devozione mariana, dell'”Apostolato della preghiera”, degli incontri giovanili di preghiera e di tante e tante altre iniziative di spiritualità.

Allo Spirito Santo chiedo di far dilatare ovunque questa sua soavissima attrazione e di sostenere ed incrementare nell’intensità e nell’estensione la vita contemplativa, in quel autentico “cuore della nostra chiesa”, che sono i due Monasteri: delle Benedettine a Geraci Siculo e delle Clarisse a Castelbuono.

Dalla lettura del libro che presenta la Visita Pastorale di S. ecc. Mons. Rosario Mazzola negli anni 1995-1999, e da altre pubblicazioni, altrettanto accurate e documentate ho conosciuto con stupore la generosità dello Spirito Santo nell’elargire in sovrabbondanza i suoi doni di luce, di energia, di zelo, di entusiasmo e con altrettanto stupore ho conosciuto la generosità della risposta, nelle forme più diverse, spesso con gravi sacrifici personali, sempre nella gioia della comunione ecclesiale.

Dall’intrecciarsi di questi due fili d’oro dell’iniziativa divina e della docilità dei figli di questa Chiesa scaturisce nel suo fulgore l’arazzo singolare, che è la nostra comunità diocesana, da questa Basilica Cattedrale, con il suo Capitolo, a ciascuna delle 53 Parrocchie, dagli Organismi Collegiali diocesani e parrocchiali alla Curia con le sue sezioni e i suoi uffici, dalla Famiglie religiose maschili e femminili ai Laici impegnati nell’Azione Cattolica, nelle Confraternite e nelle Associazioni e Movimenti.

Davanti a noi si presenta l’Artefice divino in tutta la sua inesauribile creatività ed io dal profondo del cuore gli grido: “Vieni, o Spirito Santo, non ti stancare a compiere la tua opera” e sin da questo momento grido a tutti i figli di questa nostra Chiesa locale e vorrò gridarlo sempre, fino all’ultimo istante della mia vita, con la parola e con l’esempio: “Lasciamoci afferrare dalla forza irresistibile dello Spirito, lasciamoci trasformare in suoi strumenti sicuri ed efficaci per la santificazione del nome di Dio nostro Padre, l’avvento del suo regno, e il compimento della sua volontà”.

Lo voglio gridare soprattutto in tre direzioni.

Con la mente e il cuore voglio fissare lo sguardo in ognuna della abitazioni nei 25 comuni della Diocesi, nelle frazioni e fin nei casolari in campagna, e raggiungere tutte le famiglie, ripetere quel grido e spiegare: Abbiate fiducia nello Spirito Santo, lasciatelo lavorare tra voi e lasciatevi lavorare da lui, perché nessuno meglio di lui vi vuole e vi può aiutare a raggiungere la serenità della vita coniugale e familiare ed ogni legittima aspirazione umana. Egli è il solo che possa rendere  i vostri figli terreno fertile per ogni opera educativa, per la grande comune vocazione cristiana di figli di Dio ed ogni vocazione umana. Non abbiate paura se egli chiama qualcuno dei vostri figli ad un amore di predilezione. Il Signore ricompenserà infinite volte la vostra generosità”.

Questa è la prima direzione.

Per la seconda mi basta girare lo sguardo qui attorno e rivolgermi ai confratelli presbiteri, ma voglio raggiungere anche gli assenti, specialmente i sofferenti e gli anziani. A loro prima di quel grido voglio dire semplicemente: “Grazie per la vostra testimonianza di zelo e di dedizione pastorale. In questo mio nuovo compito pastorale mi affido fiducioso alla vostra saggezza e alla vostra esperienza. Aiutatemi a servire con la donazione totale di me stesso il Popolo santo di Dio e voi stessi, fratelli miei carissimi”. Accanto a loro vedo i giovani seminaristi, ai quali voglio comunicare una gioiosa certezza: “Abbandonatevi allo Spirito Santo, chiedete alla Vergine Santissima di aiutarvi ad essere pienamente docili alla sua azione e immancabilmente sperimenterete  la verità di quel famoso versetto del salmo 33 “Gustate et videte quondam suavis est Dominus”: il Signore vi farà gustare tutta l’infinita dolcezza del suo amore.

Infine piuttosto che dirigere quel grido in una determinata direzione voglio rivolgerlo in tutte le direzioni, nell’orizzonte senza confini, a quanti sono impegnati nel volontariato, in tutte le forme, a quelli conosciuti e ai tanti, moltissimi, che solo il Signore conosce. Voglio ripetere a loro quello, che dico a me stesso: “Non opponiamoci allo Spirito Santo, non impediamogli di dilatare il nostro cuore fino ad abbracciare ogni esigenza ed aspirazione della vita ecclesiale ed ogni sofferenza e problema dell’umanità vicina e lontana. Lo Spirito ci chiama alla gioia più bella e più pura che ci possa essere in questa terra, quella felicità del dare, che – come dice Gesù -è ben più grande del ricevere. Lasciamoci trascinare dalla forza dello Spirito ad offrire il nostro tempo, il nostro servizio, la nostra intelligenza, il nostro denaro e, per quel che possiamo, noi stessi, nell’impegno del dialogo e de servizio al “mondo” delle comunicazioni, alle famiglie, ai bambini, ragazzi e giovani, alla scuola, a quanti sono impegnati per la cultura, l’arte e il turismo, ai lavoratori, ai disoccupati, agli immigrati e agli emigrati, agli anziani, ai sofferenti, agli “emarginati”, agli ultimi, nell’impegno missionario in terre distanti da noi, e qui in mezzo a noi, nel rispetto e nel dialogo con i “lontani”, e nell’impegno ecumenico.

Per la prima volta oggi sono entrato in questa Basilica Cattedrale e per la prima volta ho potuto contemplare nella sua realtà la dolcezza infinita del Cristo Pantocratore, che mi incoraggia in questo mio inizio di servizio episcopale a Cefalù.

Ora voglio concludere questa mia prima omelia con un’ultima preghiera allo Spirito Santo, che raccomando all’intercessione di Maria Santissima, la Madonna di Gibilmanna, Patrona della nostra Diocesi:

O Spirito Santo
fa che io viva sempre
nella gioia della comunione ecclesiale
con il Papa,
l’Arcivescovo Card. Salvatore De Giorgi,
Metropolita di questa provincia ecclesiastica,
con i Vescovi della Sicilia
e di tutta la Chiesa.
Fa che io sia strumento
diligente e sollecito di Cristo Gesù,
Pastore eterno ed universale nei riguardi di coloro
che Egli mi ha dato ad amare e servire.
Rendici tutti conformi a Lui,
per annunciarlo,
nello spirito di questo anno giubilare;
con la Parola e la Testimonianza,
come Via, Verità e Vita,
unica speranza e salvezza del mondo.
Amen.

 

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