Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. [XXII TO – A]

Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
Con queste parole l’apostolo Paolo esortava i cristiani della chiesa di Roma a riconoscere tutto ciò che è del mondo, inteso negativamente, come tutto ciò che viene da Satana e che si contrappone a Dio per non conformarsi ad esso e lasciarsi, invece, trasformare dallo Spirito buono che rinnova il modo di pensare, rendendolo simile al pensiero di Dio.
Mi piace pensare che l’Apostolo Paolo abbia scritto queste parole, trascurare sempre più la mentalità del mondo a vantaggio dello Spirito, questo invito alla chiesa di Roma ed oggi a noi, dopo aver ascoltato dalla viva voce di Pietro e degli altri Apostoli il racconto di quanto è avvenuto quel giorno nella regione vicina a Cesarea di Filippo e poi nel cammino verso Gerusalemme.
Nella regione di Cesarea di Filippo Pietro a nome di tutti professa: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.
E Gesù loda Pietro e lo dichiara beato, santo.
Subito dopo, al dire dell’evangelista Matteo, mentre sono in cammino verso Gerusalemme Pietro, sicuro di sé, prende in disparte Gesù e lo rimprovera: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai».
Mai potrà accadere al Cristo, al Figlio del Dio vivente di soffrire molto e di venire ucciso.
Alle orecchie di Pietro, degli altri apostoli e discepoli e, forse, anche alle nostre stesse orecchie, suonano dure quelle parole con cui Gesù, nel loro camminare verso Gerusalemme, spiegava loro chi era il Messia, l’Unto del Padre. La loro mente non comprendeva e il loro cuore non accettava che Gesù, il Messia, a Gerusalemme, doveva soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
No, è un linguaggio duro quello della sofferenza, della croce, della morte. Tanto duro che non è giunto alle loro orecchie l’annuncio e risorgere il terzo giorno.
Comprendiamo perché Gesù aveva ordinato ai suoi apostoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo.
Sì, Pietro e gli altri apostoli avevano compreso che Gesù era il Cristo, l’atteso, colui che avrebbe liberato il popolo d’Israele, l’uomo, da ogni forma di schiavitù ma… tutto questo Gesù lo avrebbe realizzato in maniera tutta nuova, non conforme alla loro mentalità.
Pietro e i discepoli ancora possiedono una mentalità conforme al mondo, alla religiosità del tempo che mai avrebbe pensato ad un Dio che si fa piccolo, compagno di strada dell’uomo, servo dell’uomo, capace di prendere con sé la morte e di inchiodarla per sempre ad una croce, capace di risorgere il terzo giorno! Pietro, gli Apostoli, i discepoli non potevano comprendere, infatti ancora non erano stati testimoni di quel giorno che avrebbe avuto inizio la sera della loro ultima cena con il maestro fino al mattino presto dopo il sabato.
Ed allora Gesù voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Ed invita Pietro, chiamandolo Satana, a stare dietro, a seguirlo in quei tre giorni, perché ora non pensa secondo Dio ma secondo gli uomini.
Pietro deve imparare ad andare dietro Gesù, a camminare sulle orme di Gesù.
Pietro deve imparare a seguire Gesù. Non deve distrarlo con le sue parole, non deve farlo voltare come Satana nel deserto indicandogli un’altra strada, quella del successo, del potere, dello straordinario.
Pietro deve imparare a rinnegare se stesso, la mentalità mondana e lasciarsi trasformare dallo Spirito.
Pietro deve prendere con sé la Croce di Cristo perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Come Pietro anche la Chiesa di oggi, ogni comunità parrocchiale, ogni cristiano deve ancora lasciarsi trasformare e rinnovare il modo di pensare per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito. Sì, ancora ogni cristiano, ogni seguace di Gesù, ogni comunità parrocchiale ascolti e comprenda Paolo che invita ciascuno e tutti ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
L’uomo può guadagnare il mondo intero ma quale vantaggio ne ha se perde alla fine la sua vita per sempre?
Gesù ci ha mostrato la mentalità dello Spirito: nella Croce da prendere cosa significa offrire i corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio.
È la croce della condivisione e la mentalità della solidarietà e la visione dell’altro non come straniero ma come membro del mio stesso corpo.
È ciò che ha fatto Dio facendosi uomo. È ciò che ha fatto il Figlio, il Cristo percorrendo la strada dell’uomo. È ciò che ha fatto lo Spirito abitando il cuore dell’uomo.
Condivisione, solidarietà con il povero è ciò che è buono e gradito al Signore.
Condivisione, solidarietà con la Croce di Cristo è ciò che è buono e gradito al Signore.
Condivisione, solidarietà con il povero e con la croce di Cristo rinnovati con lo Spirito di verità del Padre e vincere le seduzioni del mondo e vivere come veri discepoli, convocati dalla parola, sulle orme del Vangelo.
Condivisione, solidarietà con il povero presenteremo al Figlio dell’uomo che viene nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli a rendere a ciascuno secondo le sue azioni.
Condivisione, solidarietà con il povero e con la Croce di Cristo e gridare con il profeta Geremia:
Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso. Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome! Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo:
È la condivisione, la solidarietà del Dio Amore con l’uomo.
È la condivisione, la solidarietà dell’Uomo Amore con il povero.
È la condivisione, la solidarietà che vive lo spazio del tempo dal primo all’ottavo giorno!

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