III DOMENICA DI PASQUA

Due discepoli, nel primo giorno della settimana, nel giorno del sepolcro vuoto e delle apparizioni di Gesù alle donne e agli apostoli riuniti nel sepolcro, conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto:
G Gesù, il maestro era stato arrestato, crocifisso, deposto dalla croce e messo in un sepolcro e, forse avevano anche sentito della diceria della tomba vuota e della risurrezione. Quanta delusione: quel maestro che aveva parlato alle folle, che si era proclamato il Figlio del Padre, muore e, anche se fosse risorto, come già si diceva, non ha liberato il popolo dalla schiavitù dei romani, non ha mostrato tutta la sua potenza.
I due discepoli conversavano tra loro.
Chiediamoci innanzitutto come cristiani, seguaci del Gesù risorto: conversiamo di tutto quanto è accaduto? Abbiamo celebrato la Pasqua da appena 15 giorni e viviamo il tempo della Pasqua che ci conduce alla Pentecoste, abbiamo continuato a conversare sulla Pasqua? Oppure tutto si è concluso il giorno della domenica di Pasqua o nella notte della Veglia? Oggi i cristiani poco conversavano sulla Pasqua, poco discutono del loro Dio, tutto è relegato spesso ad un ascolto passivo della Parola di Dio la domenica. E, invece, i due discepoli, Cleopa e l’altro di cui non è detto il nome, conversano e discutono.
“E proprio mentre conversano e discutono Gesù si pone accanto a loro, inizia il cammino con loro fino allo spezzare del pane”E proprio mentre conversano e discutono Gesù si pone accanto a loro, inizia il cammino con loro fino allo spezzare del pane e quindi fino a Gerusalemme, distante circa 11 chilometri. E’ vero i loro occhi non lo riconoscono perché parlano e conversano di Gesù alla logica umana, secondo categorie umane e, invece, è necessario, per riconoscere e vedere Gesù ripercorrere tutta la storia della salvezza, quella storia che ha inizio nello stesso attimo che l’uomo si allontana da Dio, che chiude i suoi occhi al volto di Dio, al volto di Cristo, al dono dello Spirito che tutto permette di conoscere. E Gesù si pone accanto ai due viandanti e spiega a partire da Mosè le scritture e tutto ciò che si riferisce a lui e la necessità che il Cristo patisse le sofferenze per entrare nella sua gloria. Lui, il Cristo, ricorda l’apostolo Pietro nella sua prima lettera è il Cristo, l’agnello senza difetti e senza macchia dato in sacrificio. Sentiamo rivolte a noi ancora le parole dell’apostolo Pietro: Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Non passiamo velocemente nelle nostre conversazioni sul dono prezioso del sangue di Cristo, dato per noi. In quel sangue il Padre attende il figlio che fa ritorno alla casa, in quel sangue il Padre si cinge e serve coloro che siedono al banchetto delle nozze, in quel sangue il Padre potrà dire al paralitico seduto dinanzi la porta del tempio: alzati. E se tutto questo ancora fosse poco non dimentichiamo che in quel sangue il Padre dona con abbondanza lo Spirito che apre ogni giorno il nostro cuore alla comprensione di un mistero così grande: il sangue prezioso di Cristo, l’agnello senza difetto e senza macchia.
Ma ancora Pietro a Gerusalemme ad alta voce così parlò: Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dalla morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.
In quel sangue il Padre libera dalla morte, dà la vita, riapre le porte del giardino, scaccia la testa del serpente che aveva ingannato la donna e l’uomo.
“Quanto tempo hanno conversato? Tutto il cammino, ben 11 chilometri e lasciano Gesù camminare accanto a loro, ascoltano la sua parola e quando furono vicini al villaggio: Resta con noi” E intanto i due discepoli giungono vicino al villaggio. Quanto tempo hanno conversato? Tutto il cammino, ben 11 chilometri e lasciano Gesù camminare accanto a loro, ascoltano la sua parola e quando furono vicini al villaggio: Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto. È un invito anzi insistettero: Resta con noi!
Quell’uomo e la sua parola sono necessari ai due discepoli per affrontare la sera e il giorno che declina. E noi? Nelle tante sere della nostra vita e nei tanti tramonti dei nostri giorni con Cleopa diciamo ed insistiamo a colui che sembra allontanarsi: Resta con noi!
Apriamo, spalanchiamo le nostre porte al risorto perché egli possa rimanere con noi!
Resta con noi! Resta con noi sempre: nella gioia e nella tristezza. Resta con noi sempre! Resta con noi perché allora possiamo cantare veramente il salmo 15: Resta con noi perché in te desideriamo rifugiarci perché tu possa proteggerci, Resta con noi sempre perché nelle tue mani è la nostra vita. Resta con sempre perché da te aspettiamo consiglio. Resta con noi sempre perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi e di questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima.
“La Parola spezzata conduce all’intimità della tavola, al banchetto eucaristico. E noi? Come giungiamo all’intimità della tavola” La Parola spezzata conduce all’intimità della tavola, al banchetto eucaristico. E noi? Come giungiamo all’intimità della tavola, al banchetto eucaristico? Nel corso della settimana che ci porta a quell’ottavo giorno abbiamo conversato e discusso sicuramente di tante cose e ci siamo anche tanto affannati ma… quanta parola abbiamo ascoltato? Quanta parola ha fatto ardere il nostro cuore?
Così giungiamo all’intimità della tavola, del banchetto eucaristico senza un cuore che arde ed allora i nostri occhi non si aprono, non lo riconosciamo e quel pezzetto di pane rimane, quel sorso di vino rimane vino ed egli non può sparire dalla nostra vista!
Ed ancora quell’ottavo giorno, il giorno del banchetto lo rendiamo il primo giorno della settimana? E fu sera e fu mattino. Oppure, seguendo l’esempio di Adamo ed Eva usciamo da quel giorno e rimaniamo nel buio che non ci permette di vedere la bellezza e il mistero della creazione, la bellezza e il mistero dell’uomo, la bellezza e il mistero di un Dio che è Padre, Figlio e Spirito?
Facciamo ritorno alla Gerusalemme, ma alla Gerusalemme celeste e sentiamoci Chiesa, facciamo Chiesa, siamo Chiesa e nella gioia del canto: Davvero il Signore è risorto, saremo capaci di camminare facendo esperienza del buon samaritano, del “Nessuno ti ha condannata, nemmeno io” e dall’alto della nostra croce ascoltare: Oggi, sarai con me in paradiso.
A noi, chiesa pellegrina nel mondo nel giorno del banchetto eucaristico, ottavo e primo giorno della settimana, donaci con abbondanza il tuo Spirito, perché riconosciamo il Cristo crocifisso e risorto, che apre il nostro cuore all’intelligenza delle Scritture, e si rivela a noi nell’atto di spezzare il pane.

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