II DOMENICA DI PASQUA

Otto giorni dopo, venne di nuovo Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: Pace a voi! Poi rivolgendosi a Tommaso disse: Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani.
Concludiamo oggi quell’unico grande giorno, il giorno della Pasqua e volgiamo i nostri occhi a quel giorno in cui essa troverà il suo compimento: il giorno della Pentecoste, il dono dello Spirito alla chiesa nascente. “Non rimaniamo immobili in questo tempo e non lasciamolo passare senza che esso dia frutti: riprendiamo il cammino, anzi proseguiamo il cammino” Non rimaniamo immobili in questo tempo e non lasciamolo passare senza che esso dia frutti: riprendiamo il cammino, anzi proseguiamo il cammino ponendoci ancora all’ascolto della Parola, nell’attesa del dono dello Spirito che ci rivelerà la grandezza, la larghezza e la smisuratezza del mistero della nostra salvezza, centro della nostra fede, cuore della nostra carità e certezza della nostra speranza.
Desideriamo ancora gioire al vedere il Signore e sentire ancora quella parola: pace a voi! Una parola che non può fermarsi alle orecchie ma deve giungere al nostro cuore e camminare, grazie ai nostri piedi, sulle strade che ognuno percorrerà. Mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse… Allora per gioire ed ascoltare adesso è necessario porre al centro Gesù, il risorto, guardare a Lui, e da lui attendere ogni dono, attendere il dono dello Spirito. Chi non volge il proprio sguardo a Gesù donando la mano al proprio fratello non può udire “Pace a voi!”, non può udire quel primo invito alla missione: Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi. La missione è della Chiesa tutta, nessuno è inviato singolarmente ma ognuno è mandato perché chiesa e perché guarda al risorto. Soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati.
“Tommaso non è con loro, con gli Apostoli, con la primissima chiesa, la sera di quel giorno, il primo della settimana, quando venne Gesù” Tommaso non è con loro, con gli Apostoli, con la primissima chiesa, la sera di quel giorno, il primo della settimana, quando venne Gesù. A lui, a Tommaso, è rivolto il primo annuncio della Chiesa, per lui, per Tommaso, la prima missione degli apostoli che gli dicono: Abbiamo visto il Signore! Quella prima missione non ha successo, è resa vana dall’incredulità di Tommaso che desidera vedere il segno dei chiodi, mettere il suo dito nello stesso segno dei chiodi e la sua mano nel fianco. Ciò lo porterà a credere. Ma veramente Tommaso ha bisogno di mettere il dito nel segno dei chiodi e di guardare le mani e il fianco di Gesù? Oppure Tommaso per vedere, credere, professare la sua fede, deve fare in modo che Gesù sta in mezzo?
Otto giorni dopo i discepoli erano in casa e c’era con loro anche Tommaso. Tommaso adesso è presente, con gli altri discepoli può volgere il suo sguardo al risorto, con gli altri discepoli permette a Gesù di stare in mezzo. Lui adesso non solo è nel cenacolo ma vive la comunione con gli altri discepoli, vive il suo essere chiesa nascente. Non più lui al centro e la sua incredulità, adesso anche per lui al centro vi è il risorto. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Anche lui, Tommaso, adesso ascolta e può ricevere il primo dono del riorto “Pace a voi!”.
Anche lui, Tommaso, adesso può vedere e credere, così come è stato otto giorni prima per il gruppo dei dodici.
“Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!” È l’invito di Gesù a Tommaso che non aveva creduto all’annuncio degli apostoli e resa vana quindi la loro prima missione. Ma Tommaso non ha più la necessità di mettere il dito nel segno dei chiodi, di guardare la mano e il fianco di Gesù. Vede Gesù, il risorto, perché è nella chiesa, con tutti gli altri volge il suo sguardo al risorto, permette a Gesù di stare in mezzo e, così come un giorno fece Pietro, oggi Tommaso canta la sua fede: Mio Signore e mio Dio!
Perché mi hai veduto tu hai creduto dice Gesù a Tommaso e così è stato anche per gli altri dodici la sera di quel primo giorno della settimana, della risurrezione. Ma Gesù dichiara invece beati tutti coloro che non hanno visto e hanno creduto.
“Invochiamo il dono dello Spirito, attendiamolo e camminiamo verso il 50° giorno, il giorno del dono dello Spirito perché ci dia di credere senza vedere” Invochiamo il dono dello Spirito, attendiamolo e camminiamo verso il 50° giorno, il giorno del dono dello Spirito perché ci dia di credere senza vedere, ci ricolmi, al dire dell’apostolo Pietro, di gioia, anche se ora dobbiamo essere per un po’ di tempo afflitti da varie prove. Invochiamo i dono dello Spirito perché purifichi nel suo fuoco la nostra fede che, superando la vista degli occhi, ci permette di amare Gesù e di credere in lui pur senza vederlo.
Luca nel raccontare l’esperienza di vita della primissima chiesa ci mostra il cammino da compiere, non solo fino al giorno della Pentecoste ma come chiesa ricolma del dono dello spirito fino alla manifestazione nell’ultimo giorno del Signore nostro gesù Cristo.
In questo tempo che ci conduce alla Pentecoste rimaniamo perseveranti nell’insegnamento degli apostoli, cioè ascoltiamo con maggior impegno il dono abbondante della Parola, rimaniamo perseveranti nella comunione, cioè facciamo Chiesa, sentiamoci chiesa, permettiamo a Gesù di stare in mezzo, rimaniamo perseveranti nello spezzare il pane, cioè nutriamoci del Pane Eucaristico, del Corpo e del sangue di gesù. Rimaniamo perseveranti nella preghiera, cioè viviamo l’intimità nello Spirito con il nostro buon Gesù.
Ed ancora in questo tempo che ci conduce alla Pentecoste dividiamo le nostre sostanze e i nostri beni secondo i bisogni di ciascuno. Come Chiesa, come comunità, come famiglia, come piccolo gruppo accorgiamoci del povero, dell’ammalato, del sofferente, dello straniero e di quanti camminano accanto a noi e, mandati allo stesso modo, da colui che è stato mandato dal Padre, annunciamo con le parole della nostra vita e delle nostre scelte: il suo amore è per sempre. Lo dica Israele e lo dica la Chiesa: il suo amore è per sempre. Lo dica ogni famiglia: il suo amore è per sempte. Lo dicano tutti coloro che temono il Signore: il suo amore è per sempre.
Otto giorni dopo, venne di nuovo Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: Pace a voi!
Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci in esso ed esultiamo!

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