VENERDÌ SANTO PASSIONE DEL SIGNORE

P adre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro.
Sono queste le parole che concludono la preghiera di Gesù al Padre ed illuminano il racconto della Passione di Gesù dell’evangelista Giovanni. Nel suo camminare verso Gerusalemme Gesù ha rivelato il nome del Padre ma questo nome che è innanzitutto amore, misericordia, dono totale di sé, deve essere ancora fatto conoscere, deve essere donato, deve raccogliere tutti in unità. È nella massima rivelazione del nome, dell’amore mentre il Padre glorifica il Figlio innalzandolo sul legno della croce, il Figlio glorifica il Padre all’alba dell’ottavo giorno, inizio della nuova ed eterna creazione.
“Stiamo ai piedi della Croce con Maria e prima di ascoltare quelle parole di Gesù che consegnano il Figlio alla Madre e la Madre al Figlio”Stiamo ai piedi della Croce con Maria e prima di ascoltare quelle parole di Gesù che consegnano il Figlio alla Madre e la Madre al Figlio, andiamo con Gesù in quel giardino al di là del torrente Cedron e insieme ai discepoli di Gesù in quel giardino, nello stesso giardino,  vediamo arrivare  Giuda con i soldati.
È notte.
Le lanterne, le fiaccole le armi sono il segno della notte resa ancora più buia del solito perché è la lanterna dell’odio e della violenza, è la fiaccola del tradimento e del presunto processo, sono le armi della seduzione che chiama male il bene e bene il male.
È il giardino al di la del torrente Cedron ma è anche il giardino dell’Eden dove l’uomo e la donna sono nella notte perchè  l’odio del serpente e la sua seduzione portò Eva prima ed Adamo dopo a tradire il loro Signore e creatore.
E in questo giardino Gesù stesso si consegna ai soldati.
È lui, Gesù, non fugge dinanzi a tanto odio, dinanzi a tanta seduzione, ma chiede: Chi cercate? Gesù, il Nazareno. Ecco la risposta: sono io, anzi Io Sono. All’udire quel nome, indietreggiarono, caddero a terra.
Lasciate che questi se ne vadano è la richiesta di Gesù ai soldati indicando i suoi discepoli perché dove vado io voi non potete seguirmi, così aveva detto prima ai suoi apostoli.
Deve essere innalzato per attirare tutti a sé.
Adesso i suoi discepoli possono seguirlo ma da lontano sperimentando in Pietro e con Pietro l’ascolto del canto del gallo.
“Gesù è solo, il trono della croce accoglie solo un re che sia sacerdote e vittima.”Gesù è solo, il trono della croce accoglie solo un re che sia sacerdote e vittima.
Ascoltiamo l’autore della lettera agli Ebrei e accostiamoci con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia. Alziamo gli occhi verso il cielo e vedremo Gesù il Figlio di Dio, il sommo sacerdote grande attraversare i cieli prendendo parte alle nostre sofferenze, messo alla prova in ogni cosa come noi, eccetto il peccato. Lui, la vittima del sacrificio, si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Donna, ecco tuo Figlio. Figlio, ecco tua madre. E da quell’ora il discepolo l’accolse con se.
Stiamo ai piedi della croce, con Maria la madre di Gesù, di colui che è sul trono della croce, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala e accanto a noi Giovanni e riascoltiamo quella parola rivolta da Gesù alla Madre: Donna, ecco tuo Figlio.
Il nostro sguardo, quello di Giovanni, delle donne e di Maria sicuramente si alza verso la voce, verso quel volto, verso il figlio della donna che adesso pende dalla croce.
Riascoltiamo quella voce:
Donna, guarda tuo Figlio, guarda come lo hanno ridotto:
tanto mi hanno sfigurato per essere d’uomo il mio aspetto
e diversa la mia forma da quella dei figli dell’uomo.
Non ho apparenza né bellezza
per attirare i vostri sguardi, non splendore per potervi piacere.
E il profeta Isaia continua:
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
E tutti noi siamo testimoni, abbiamo visto:
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua discendenza?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Con Maria guardiamo il figlio appeso alla Croce, a lui che solo si offre in sacrificio di riparazione.
A Maria rileggiamo le parole del profeta Isaia per consolarla e a noi per comprendere quell’ultima parola di Gesù “Tutto è compiuto”:
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.
E adesso riascoltiamo Gesù dire all’Apostolo: Ecco, tua Madre.
L’Apostolo alza gli occhi ancora una volta verso quel volto sfigurato e vede sgorgare dal costato di Cristo l’acqua, il sangue. Segno della Chiesa che è Madre e dell’Eucaristia che tutti raccoglie in unità.
Oggi, volgete lo sguardo a colui che hanno trafitto e baciate il legno vuoto della croce: lui è risorto!

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