MESSA IN COEN DOMINI

Con la solenne celebrazione della Messa in Coena domini diamo inizio al memoriale della nostra salvezza: la passione, sacrificio ed amore totale, la crocifissione, l’abbassamento, la kenosi totale del Figlio nel momento in cui venica innalzato sulla croce, la deposizione dalla stessa croce e il suo essere chiuso nel sepolcro con una pietra rotolata dinanzi ad esso e quindi il canto dell’alleluia, la gioia della risurrezione. Partecipiamo a un mistero così grande e attingiamo da esso pienezza di carità e di vita.

Ascoltiamo il racconto della cena pasquale ebraica e fermiamo la nostra attenzione su quell’agnello senza difetto, maschio, nato nell’anno e da mangiare in fretta con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano perché è la Pasqua del Signore!
E dopo aver ascoltato il racconto della Pasqua ebraica ecco Paolo raccontare ai corinzi ciò che a lui è stato trasmesso: nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
“Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me.
Mangiare il suo corpo, bere il suo sangue è annunciare la morte del Signore fino al suo ritorno. Ma come un mangiare e un bere può diventare un annuncio , l’annuncio della morte del Signore?
È l’apostolo Giovanni e il suo racconto di quel gesto compiuto da Gesù nella sua ultima cena che apre i nostri occhi e ci fa comprendere, anzi inizia a farci comprendere quel grande mistero di amore che nella notte in cui veniva tradito Gesù ha inaugurato. Il comandamento nuovo: come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Misura dell’amore adesso è l’amore di Gesù e questo amore va riversato innanzitutto all’uno e all’altro, cioè all’uomo, ad ogni uomo all’umanità.
È giunta l’ora di Gesù, quella di passa da questo mondo al Padre. L’ora di Gesù coincide con il suo ritorno al Padre, a colui che lo ha donato. L’ora di Gesù coincide con la sua richiesta al Padre del dono dello Spirito per i suoi discepoli che non desidera abbandonare, lasciare orfani. E Gesù in questa ora ama i suoi fino alla fine: li ama donando tutto se stesso, fino ad annientarsi sulla croce, fino a donare l’ultima goccia del suo sangue ma li ama ancora fino alla fine perché li ama così come sono: ama Giuda e il suo tradimento, ama Pietro e il suo rinnegamento, ama i Crocifissori e quella lancia inflitta nel suo costato che lo addormentò e gli permise di dare tutto se stesso.
E Gesù si alza da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Lui si consegna adesso ai discepoli e in quella notte e in quel venerdì mattino al giudizio di tutti, prima dei giudei e poi dei romani. È servo, si fa servo, anzi schiavo perché è proprio dello schiavo alzarsi da tavola e depone le sue vesti, la veste della regalità, del suo essere come Dio, del suo essere Dio da Dio e prendere quell’asciugamano e metterselo attorno alla vita. E cominciò a lavare i piedi ai discepoli.
Gesù comincia a lavare i piedi ai discepoli. Giovanni ci lascia intuire che Gesù ha dato inizio ad un servizio, quello dell’amore, del lavare i piedi ma questo segno e questo gesto devono diventare realtà, servizio autentico e così riprendendo le sue vesti, quella del maestro e del Signore dice: Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.
Quell’azione da schiavo, lavare i piedi Gesù la concretizzerà da lì a poche ore, consegnandosi a quel legno della croce, dove sarà inchiodato e trafitto perché rimanga memoriale dell’amore grande del Padre per l’uomo, dello Sposo per la Sposa, dell’Amante per l’Amato.
E in questa Messa in Coena domini noi facciamo memoria di questo Amore infinito, in ogni nostra celebrazione eucaristica facciamo memoria e ringraziamo il Padre del suo amore infinito ed eterno. E in modo speciale nella messa in coena domini ripetiamo quel gesto di Gesù che lava i piedi ai suoi discepoli. È il gesto, quello del lavare i piedi, non dell’imitazione ma del continuare quel cominciò a lavare i piedi. Anzi continuiamo quel cominciò a lavare i piedi perché imitiamo quello che Gesù fece prima: si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita.
E ciò che siamo chiamati a continuare imitando ogni volta che facciamo Eucaristia.
Quel cominciò a lavare i piedi di Gesù, quel segno durante la sua ultima cena divenne realtà, vero nei giorni successivi, dal giudizio di questo mondo fino alla risurrezione passando per il sacrificio, la morte di croce e il suo seppellimento.
La comunità cristiana è chiamata allora a rendere reale, vero il segno della lavanda dei piedi. Se quel segno non si concretizza tutto è stato una drammatizzazione che ha inizio con l’apertura del sipario il giovedì santo e finisce con lo stesso sipario che si chiude la notte della veglia pasquale. Tutto è drammatizzazione che inizia con l’apertura del sipario all’inizio di ogni messa e finisce con lo stesso sipario che si chiude alla fine di ogni messa.
Come ha fatto io, il maestro e signore, fate anche voi, amatevi come io vi ho amati. Siamo chiamati allora a continuare a lavare i piedi, deponendo le nostre vesti, quelle vesti che non ci permettono di vedere l’uomo che è presente in ogni uomo al di là delle sue azioni, siamo chiamati ad alzarci da tavola, dalle nostre comodità e dalla ricerca sfrenata della ricchezza, del potere, del piacere, siamo chiamati a prendere un asciugamano, a farci piccoli, poveri, uomini e donne delle beatitudini, uomini e donne apostoli della pace, siamo chiamati a versare l’acqua, incovando sempre il dono dello Spirito. Tutto questo siamo chiamati a farlo per dare continuità e, oserei dire, per portare a compimento del gesto inziato da Gesù nella cena e sulla croce glorioso. Tutto questo siamo chiamati da ora fino alla nostra risurrezione, passando per il sacrificio, la morte di croce e il seppellimento.
Lo Spirito santo ci doni e ci faccia gustare la bellezza del “Fate questo in memoria di me”.

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